Alla ricerca dell’arte di saper vivere

Era come se inevitabilmente avessi sempre agito per rendermi infelice. E quando avessi avuto modo di rendermi felice, qualcosa inevitabilmente squarciò il momento, come su di tessuto cucito a fatica, ma debole. Trac!
Pareva indispensabile trovare la ragione per tutto, il motivo intrinseco alle azioni, forse da questo è nato l’interesse per la psicologia, detto con ironia. E poi i contorni del quadro iniziavano a farsi più nitidi, non aveva senso trovare la ragione per tutto, collocare ogni cosa al suo posto, convincersi di essere tanto invincibili da poter controllarne ogni aspetto, a costo nullo.
Il nulla era ben altro. Nulla era la convinzione che tutto sarebbe andato secondo i piani, che si poteva controllare il corso degli eventi, che bastava volerlo per ottenere.
In parte sì, ma non del tutto. Capire il confine, il limite posto tra “posso farlo” “spero di realizzarlo” o più semplicemente “ci provo”. Con voglia di fare o di realizzare, se si vuole andare da qualche parte.
Un macigno di tonnellate di pensieri se ne stava andando, rotolando a picco da dove era stato tirato fuori.
Una delle fatiche più inutili che l’uomo ama infliggersi, scavare verso il basso, credere che le verità stiano per necessità nel profondo ed al buio, ma mai in alto e alla luce.
Ho amato la superficie, ma davvero molto. Vederla cosi perfetta, immagine dell’unica cosa che avesse senso nella mia Vita, me stessa. Fino a quando non ho imparato quanto fosse utile saper nuotare, stare al di sotto del limite o a livello. Affidarsi ad altre braccia, lasciarsi trasportare. Credere di poterlo fare, per poi ricominciare.
Aveva importanza il percorso, tanto quanto la qualità dei passi o delle bracciate che avrei fatto per poter arrivare, chissà dove, chissà con chi. Senza più la presunzione di saper dire, di saper fare… Avrei evitato che nulla è già dato per scontato, che tutto ciò che avremmo realizzato, se anche a fatica o facilmente, non necessariamente avrebbe portato allo scopo prefissato. Non era sicuro, forse nemmeno giusto, ma era qualcosa di personale, realizzato dalle proprie forze, inestimabile.

Chi può dire di aver appreso l’arte del saper vivere?

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9 thoughts on “Alla ricerca dell’arte di saper vivere

  1. Più che apprendere l’arte del saper vivere, ammesso che esista e sia codificabile, forse bisognerebbe cercare l’arte che rende la nostra vita originale. Mentre ti scrivevo queste righe sono andato a vedere l’etimologia della parola arte, perché avevo una strana sensazione e desideravo colmare una mia lacuna. La prima parte della parola pare abbia a che fare con il mettersi in movimento, la seconda con perfezione.
    Per me, il sentirmi vivo, ha a che fare con il benessere del percepirmi sempre in cammino verso il futuro.
    Ma credo che ogni vita abbia la sua personale espressione di pienezza, e solo chi la conduce la possa con fatica cercare e assecondare.

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    • Molto interessante l’etimologia. Mettersi in movimento e perfezione, dal mio punto di vista un tendere alla perfezione. Poi, hai dato una bella definizione di “sertirsi vivo”, la condivido. Molto bella anche la frase ” ogni vita ha la sua personale espressione” traducibile nel suo passato, si può dire?

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