#1

Gabriele stava guardando fuori dalla finestra, rifletteva da minuti, da ore. Pensava. Era come se inevitabilmente avessi sempre agito per rendermi stabilmente infelice. Il mio subconscio aveva barattato un po’ di felicità per un’insana sicurezza, Freud aveva seminato bene. Per quanto avessi avuto modo di rendermi felice, qualcosa inevitabilmente trovò modo di rovinare il momento. Ricordava il discorso con la madre.

“Ti posso dire una cosa?”
“certo” smise di suonare il vecchio piano in mogano nero
“Annie aspetta un bambino, il nostro”
“Sarai un ottimo padre”
Non ci credeva, era tutto troppo perfetto, così consequenziale. Mentre osservava le dita della madre sfiorare quei tasti in avorio bianchi e neri, desiderò essere una di quelle corde, una corda sola e viva, capace di seguire le altre.

Pareva indispensabile trovare la ragione per tutto, il motivo intrinseco alle azioni. E poi i contorni del quadro iniziarono a farsi nitidi. Un macigno di tonnellate di pensieri non se ne stava andando, ma rotolava a picco da dove era stato tirato fuori.
Una delle fatiche più inutili che l’uomo ama infliggersi, scavare verso il basso, credere che le verità stiano per necessità nel profondo ed al buio, ma mai in alto e alla luce. Annie sosteneva di amare la superficie, a detto sua “davvero molto”. La osservavo cosi perfetta, immagine dell’unica cosa che avesse senso nella mia Vita. Fino ad imparare l’arte del saper stare, affidarsi ad altre braccia, lasciarsi trasportare. Credere di poterlo fare. Il percorso preso insieme, per poter arrivare, chissà dove. Non era sicuro, forse nemmeno giusto, ma era qualcosa di personale, realizzato dalle proprie forze, inestimabile. Chi può dire di aver appreso tale arte? Fino al crollo di tutto, era passato dalla parte dei tasti neri del piano, sembrava qualcosa di simile alla morte, sotto il peso delle mie stesse Scelte. Chiedersi cos’era poi la cosa di cui veramente mi importava, se la felicità o la stabilità. Continuavo a chiedermi se avrei sopportato la solitudine. Dovevo spezzarmi in due parti? Non volevo conquistare un’effimera felicità come di pari passo nemmeno una stabile tristezza. Annie se n’era andata. https://ungintonicperdue.files.wordpress.com/2012/02/letto-sfatto.jpg?w=558

https://i0.wp.com/www.frasiaforismi.com/wp-content/uploads/2009/09/Favim.com-482361.jpg

Trattasi di una fusione di articoli vecchiotti, diciamo, un’idea che mi ha suggerito https://allorizzonte.wordpress.com

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