Casa infestata?!

Ti svegliano da un sonno profondo: “Mannaggia, da quanto non dormivo così”. Pensi sarà un bel giorno, e così nonostante il rincoglimento iniziale per capire dovi ti trovi – sì, sei in un letto, tutto normale – ti alzi, ti vesti e inizi la giornata. Sempre che non te lo impediscano. Capite a me! Iniziamo con il farci un caffè. Voi direte, che ci vuole a fare un caffè? Ebbene sì, figli miei, quando siete in un posto a voi sconosciuto, per farsi un caffè, serve un ingegnere. Oltre alla polvere, per iniziare a farlo, serve la moca, dunque, mettiamoci alla ricerca della caffettiera. Apriamo sportelli e mica sportelli, ma nulla, la moca o si sposta man mano che apriamo (furbetta eh!), o semplicemente non c’è. All’apparenza l’idea del caffè svanisce. Chiamiamo, su richiesta, i proprietari della casa, “Loro sicuramente sanno dove si trova!”. Componi il numero, digiti il tasto verde e… in un qualsiasi telefono normale la chiamata parte tranquillamente, sì, ben detto, in uno normale. Ahimè non è il nostro caso. La chiamata non parte, il telefono non funziona. Niente panico! “Proviamo con l’altro telefono”. Di male in peggio, non parte nemmeno lui. Ora direte: “Ma usare i cellulari no?”, ebbene no, saputelli stronzetti! Uno è scarico, uno è senza soldi e l’altro al 10% di batteria e senza soldi. “Una via di mezzo, dai, non male”. Niente moca, niente telefono, niente caffè. “Idea, idea, idea!” Usiamo la macchina per il caffè. Prima cialda: il braccio con dentro la polvere è inserito correttamente, l’acqua nella macchina c’è, l’aggeggio è acceso, premiamo il tasto. Il caffè non esce. Solo qualche goccia di acqua sporca. Togliamo, puliamo, seconda cialda. La situazione non cambia. Niente moca, niente telefono, niente macchinetta, niente caffè. Da qualche parte bisogna buttare la plastica delle cialde. Ecco, si pensa di trovare il cestino sotto lo sportello del lavandino, “Ma no, sia mai, per carità!”, niente cestino, ma… eccola, pare illuminata dal Signore. “La moca, oh, siiiiii, eccola, il mio tesssssoro!!! Muahahahah. Caffèèèèèèè”. “Sapevo io, che era troppo semplice!”. Facciamo il caffè. Prendo la moca, verso l’acqua dentro e poi metto la polvere. Sì, la polvere, “Avrei fatto prima a sniffarla”. Apro il barattolo e mi trovo dentro un mega cucchiaione, di cui ora mi sfugge il nome, è uno di quelli che utilizzano gli americani per misurare le dosi dei dolci. Mettiamoci dunque alla ricerca di un cucchiaino, “Macché, un cucchiaino? Eresia!”. Dove trovo un cucchiaino? Facile questa, nel cassetto! Sì, il cassetto con il mantello dell’invisibilità di Harry Potter! Ora io dico, una cucina, senza almeno un cassetto, “Ma che caspita di cucina è?” Ahhh, che amarezza! Con la moca, niente telefono, niente macchinetta, niente cucchiaino, niente caffè. Non demordo, uso il mega cucchiaino all’interno del barattolo. Metà caffè nella moca e metà sul lavandino. Bene, il caffè è pronto. Ora il fornello. Cosa vuoi che sia far funzionare un fornello? Ah roba da niente, amico. Accendi-gas in mano, giro il pomello per far partire il gas, schiaccio l’accendi-gas per far uscire il fuoco, esce. “Strano”. Il fornello si accende, ma… attenzione, attenzione!!! Per un quarto, ebbene sì, un quarto di fornello acceso e l’altro no. “C’amma fa?”. Batto un po’ con l’accendi-gas sul fornello, ma niente da fare, quello non ne vuole sapere di funzionare. Con la moca, niente telefono, niente macchinetta, niente cucchiaino, niente fornello, niente caffè. “C’è l’altro fornello nell’altra cucinotta, provo là”. “Sììì, questo funziona!!!” Dopo un quarto d’ora finalmente sale il caffè. Si fa colazione. Una tazzina di caffè, un plumcake, ed è a posto. “E te pareva se qualcosa non andava!” Il caffè è uscito sciacquerello, ahimè. Dopo mangiato si sparecchia. Dopo colazione pure. Tazzine e moca immacolata a lavare. “E la carta del plumcake?” “Nel cestino!” Riapro lo sportello sotto al lavandino, niente cestino. “Sia mai!”, perché mo i cestini sono buste appese ad un pomello dello sportello!!! Mentre si parla la sensazione di essere costantemente osservate, spie! Sì, è sicuro, ci sono delle cimici. “Stupida mente!”. “Bene, dai, andiamocene”. Apriamo la porta girando la chiave, la porta, udite udite, non si apre. “E che è stamane? Mamma mia!”. “Tira dai, anzi no, forse bisogna spingere” Macché, niente, non si muove manco a morì, la porta non si apre. “Aspetta! C’è l’altra entrata, usciamo da quella porta”. Schiacciamo il pulsante per aprire dall’interno la porta, ci dirigiamo là e… finalmente l’uscitaaa!!! Senza peripezie stavolta. Sì ce l’abbiamo fatta, senza dubbio.

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17 thoughts on “Casa infestata?!

  1. Brano molto ironico e godibile. In fondo nulla di gravissimo. Può accadere di peggio, per esempio che, dopo aver usato la toilette lo scarico non funzioni… oppure che ci si , imbatta veramente in un posto “maledetto”. Con questo bello stile narrativo ne sarebbe venuto un bel leggere!

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    • Quello della toilette mi è successo, un secchio d’acqua ha risolto la situation per mia fortuna… che vergogna! Fortunatamente una vera casa infestata no… 🙂 grazie per il “bello stile narrativo”…!

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  2. Ho riso davvero leggendo le avventure col caffè, lo hai scritto davvero bene, ma soprattutto complimenti perchè alla fine sto caffè è stato finalmente bevuto e guarda te, si è aperta anche la porta di casa! 😛

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