E tu, sai nuotare?

Mi domando come mai le aspettative degli altri modulino il nostro voler essere, un pensiero che rivolgo all’esterno, quasi mio, all’incirca. Eppure è da molto che provo a cambiare. Cambiare non so cosa di preciso.

Conoscente

amico

collega

datore di lavoro

capo

genitore

lista infinita.

il panettiere del paese che fa gli sconti sul pane della giornata.

Quante maschere per ogni persona che incontriamo sul nostro percorso. Un circolo vizioso. Ma chi siamo quando nessuno guarda e le luci del palco si abbassano. Il caffè caldo al mattino, la sigaretta spenta contro il muro bianco del vicino. Gli stivali neri sporchi di terra della sera prima, il libro aperto sulla scrivania, gli appunti su una lezione, la biro in bilico sul tavolo. Il phon e la spazzola nel lavandino, il rossetto rosa sullo specchio del bagno. Chi siamo quando usciamo di casa, con i brividi del freddo addosso e un sacco di pensieri in testa, o forse vuota, intontita dal sonno. Per chi sorridiamo di primo mattino? Chi è la persona che ci manda il buogiorno o che resta fuori dal portone aspettando il nostro arrivo? Di chi è il cane che ci abbaia contro, scambiandoci per il postino? Che genere di pensieri potremmo avere, seduti in macchina, sul treno, in bici, o qualcosa di più agile, in moto, se non rivolti alla giornata che avremmo davanti.

Voglio essere il pensiero con cui apri gli occhi al mattino e affronti il giorno che t’aspetta – si potrebbe dire.

Sto osservando, sto cercando tra la gente un cambiamento. Deve esserci una sinapsi interrotta o una parte della retina dell’occhio danneggiata, non vedo i colori che vorrei vedere. Una visione monotematica si sussegue, un vecchio cinema d’autore che ripete le scene. Che dir si voglia, routine o pigrizia. Questa resistenza al cambiamento sembra essere più forte della volontà, ed il gusto per le parole aiuta a trovare scuse per non farlo. Le emozioni son forse l’unico linguaggio che non potremmo in alcun modo corrompere, data la nostra natura egoistica. Se il disagio ed il senso di inadeguatezza parla nei sogni e nei vissuti, è ora di ascoltarli, in altrimenti come giustificare questo bisogno di cambiamento.

Amo le persone vere, quelle che indossano il loro pigiama preferito anche in ufficio – il caso più felice

Sei tu che entri a far parte di un gruppo le cui regole sono già state programmate. Un ritmo di vita al quale auspichi. Senza provare attrazione. Vale a dire che se maggiormente andiamo contro noi stessi per il piacere altrui, tanto resta di guadagnato? Illusorio. Resto impigliata all’idea di una persona vera senza bisogno di presentazioni o approvazioni. Un  buon vivere, imparando a nuotare, dentro un contesto privo di forme determinate, immersi senza consenso, cercando di non esserne travolti o sbattuti via tra le rovine.

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18 thoughts on “E tu, sai nuotare?

  1. ciao ale!!! dovremmo imparare a nuotare in questo mare di diversità, banalità, eccitazioni, divertimenti, tristezze, diversi modi di vivere…
    ognuno è quello che è… nessuna vita è banale, se è la tua ed è vissuta come vorresti! grazie della riflessione, a volte le maschere possono pure servire, se poi siamo pronti a buttarle però!

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  2. In effetti per mancanza di tempo e soprattutto voglia….quando guardiamo chi ci sta di fronte ci fermiamo all’apparenza, senza soffermarci in quei piccoli particolari che ci farebbero intuire altro.
    Come hai detto nessuna vita è banale e ciascuna nasconde un mondo invisibile ai più ma che ne è il fulcro.
    Ci vorrebbe più “attenzione” verso gli altri, ma spesso, purtroppo, non l’abbiamo nemmeno per noi stessi, anche se non può essere una scusa. Buona domenica, bellissimo post 🙂

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    • Buona domenica anche a te cara. Grazie per l’attenzione che hai riservato leggendolo e per le riflessioni che hai voluto condividere. Attenzione agli altri è vero, ma forse occorre prima verso se stessi. Possibile? Un abbraccio

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  3. Secondo me, tralasciando il caso dell’ipocrisia ovviamente, il fatto è che ognuno di noi è “davvero” tante cose diverse, tante persone diverse, ha non solo modi di vestire e di presentarsi diversi secondo le circostanze, ma persino “emozioni” diverse. Voglio dire, ciascuno di noi è figlio, spesso genitore, fidanzato, coniuge, amico, conoscente, cliente, lavoratore… Non credo che sarebbe davvero possibile e neanche “giusto” essere uguali, per esempio, coi nostri amici e coi nostri colleghi o clienti, coi nostri figli e coi nostri genitori. Le nostre emozioni sono strettamente legate all’ambiente in cui siamo, alle persone con cui parliamo, persino ai momenti della giornata.
    Certo, l’importante è restare sempre “noi stessi”, anche quando magari siamo in giacca e cravatta, cambiare solo perché siamo noi a volerlo e non per compiacere altri.
    Che il cambiamento sia desiderio e paura è sicuramente vero per me e forse per tanti, il coraggio di prendere in mano la propria vita e viverla rispettando profondamente ciò che si è la rende meravigliosa, eppure a volte sembra possibile solo lasciarsi vivere e si trova ogni scusa (anche con se stessi) per restare fermi, forse anche perché si ha sempre timore di quello che potrebbe succedere di brutto, invece che aspettative verso qualcosa di positivo.
    Belle riflessioni
    Alexandra

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    • Mi rifaccio a “Non credo che sarebbe possibile..” è ciò a cui mi riferisco; essere immersi in un contesto al quale vogliamo/dobbiamo per necessità conformarci. Mi chiedo però cosa possa voler dire essere se stessi, se abbiamo così tanti ruoli da interpretare. Grazie la lettura e la riflessione lasciata nei commenti. Ben apprezzato! 😙😙

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      • Non penso siano proprio solo ruoli, sono parti diverse di noi, ognuna altrettanto importante e reale delle altre. Perché se ci comportassimo con il capufficio (chi ce l’ha) come col fidanzato (idem), o con la mamma come col figlio, non sarebbe proprio “naturale”. 🙂 Il nostro “noi stessi” in effetti è fatto di tante cose e forse è anche la sua bellezza, no? Non sarebbe un po’ piatta la vita se provassimo sempre le stesse emozioni, gli stessi sentimenti, avessimo per tutti le stesse parole e gli stessi pensieri, e se fossimo in ogni istante dello stesso umore? Forse io amo proprio questo essere tante cose in uno, la complessità che a volte fa un po’ male ma arricchisce anche molto…

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  4. Belle domande, difficili le risposte.
    La condizione ideale a cui si dovrebbe aspirare e’ quella di essere identici a se stessi a riflettori accesi come a palco buio, non recitare mai, dal panettiere come nel proprio letto, non imporsi secondo le aspettative altrui ma accettare (amare?) i propri difetti tanto da mostrarli fiduciosi agli altri.
    ml

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    • Credo sia impossibile non recitare, volendo usate le tue parole. A maggior ragione quando ci troviamo addosso abiti che non ci appartengono. Non sono soltanto le aspettative a influenzarci, ma anche l’idea che vorremmo dare di noi, i pregiudizi, il luogo in cui ci troviamo, norme, regole ect.. E tu, sai nuotare in questa massa fluida di società?

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