gioco, carte, seduzione

“Non potresti giocare d’azzardo neanche se al posto dei soldi ci mettessero i biscotti” Gabriel stava gironzolando per la stanza con indosso solo l’asciugamano. Non sembrava avesse ancora voglia di rivestirsi. Traeva un preoccupante piacere nel saper giocare con la sua ingenuità. Lei rivolse un sorriso tirato. Tirò alla cieca una spazzola che stava usando per i nodi. “Tu mi somigli, sai. Ma solo a quel lato altezzoso di me che ho cura non s’intraveda”. Gabriel parve interessato. “Si? Che male essere vanesio”. Annie mantenne la posizione “sicuramente non ti poni il problema” cercò il vestito e l’infilò “a differenza di molte, non sono così sciocca da…”  Gabriel la interruppe “è tipico di te, non riesci a prendere d’impegno che bisogna mettersi in gioco per vincere” aveva scaldato i motori. Lo guardò. Un uomo di mezza età senza meta ne costruiti. Dal passato pieno di eventi, ma povero di sostanza “va al diavolo”. Cercò i tacchi, in cuor suo sapeva di non aver fatto una mossa intelligente nel tornare sui suoi passi.Una relazione dai risvolti prevedibili. Come poteva essere convinto che non si stava mettendo abbastanza in gioco. Cos’altro avrebbe dovuto fare. Vedeva se stessa protagonista per una pellicola tratta da un cinema d’autore. Convinta che fosse lui a non mettersi in gioco.  Gabriel s’illudeva soltanto di tenere in mano le redini. Un peccato d’alterigia. Lasciò vagare lo sguardo sui dettagli della stanza. Il letto sfatto pareva più ingombrante di ciò che fosse, le tende di un verde scuro che trovò di cattivo gusto, il beige delle pareti  simile alla bile, per non parlare dei comodini di ciliegio vuoti. Dal bagno si faceva strada il vapore dell’acqua calda, accompagnato a ritmo con stridori metallici, probabilmente nella vasca stavano versando l’anima i vecchi rubinetti. “Stai giocando male come non mai El” lui si voltò, quell’ombra sul viso di Annie fù inaspettata, non  diede il tempo di elaborare. Raccolse le forze dopo ore di sesso  “sai, El..puoi essere sicuro di ciò che dici o fai, pensare sia necessariamente giusta l’ adrenalina che senti puoi sentire il mio calore. Ma non si riduce tutto a ciò che senti o credi. Molte cose ti sfuggono, particolari che t’aiuterebbero a completare il quadro, se solo tu aprissi gli occhi”. Gabriel si sedette sul bordo del letto e accese una Camel, stranito. L’odore impregnò la stanza, vaporose nuvole di fumo si levarono al soffito, mischiandosi al vapore che proveniva dal bagno. Annie non guardò nella sua direzione, ma verso la porta, l’ultima cosa che sentì furono i tacchi bucherellare il parquet del corridoio.

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21 thoughts on “gioco, carte, seduzione

  1. Aleeeeee!!ma ciao!a volte il brivido di aspettare di vedere se riusciamo a cambiare le cose cercando di mischiare le carte in tavola é un richiamo fortissimo… Ma quando arrivi poi alla consapevolezza che possiamo giocare le nostre carte in altri modi migliori…ah che gran traguardo!
    Oh musa…ma che hai deciso sti giorni eh?!

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  2. Preferivo la prima versione. Mi è sembrata più scorrevole e genuina. Naturalmente per fare un preciso raffronto dovrei mettere a confronto le due versioni. Se riesco a trovare un pizzico di tempo – non in arretrato di un paio di giorni di letture – lo faccio. A sensazione dunque è meglio la prima.

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