Gradisce altro, signora?

Sta caricando settanta piatti sulle braccia, saranno le prime portate della serata. Nello sforzo di non cadere, urlare “passo”, guardarsi attorno, sta ringraziando le ore in palestra. Poggia i piatti e corre con le prime portare in sala, il chiodo fisso di far cadere qualcosa, fare brutta figura, essere licenziato o perdere i soldi. Già i soldi. I primi piatti stanno già sotto la bocca degli invitati, arrivano gli altri, fino a completare la sala. Torna in cucina, beve qualcosa, allora? Di nuovo, posate e tovaglioli, apri il forno, porta il bere, recupera il vino dalla cella frigo. Domanda, domande, richieste “ha della crema per mia figlia?”, “signora, ha preso questo ristorante per una farmacia?” al diavolo tutto. Torna in cucina, corre, prende i piatti, manca il tempo. UNA GUERRA! Cristo santo, c’è sempre qualcosa che non va, dannazione. Insomma che si fa? Perdiamo il ritmo, ma fuori tutto scorre, ballano. La ripresa, via, via, via, portate calde, arriva la carne, arrivano le lenticchie. Lui si scotta le braccia e le mani, non importa, sta godendo in misura piccola su cosa potrà comprarsi con la paga. Si sente quasi in pace con se stesso, se con onestà potrà sputtanare qualche soldo in più per qualche abito costoso. Non sa più nemmeno che ore sono, la schiena impreca, sono ore che corre tra i tavoli e non sa più cosa sta facendo, ma continua a portare fuori da quel campo di battaglia culinario portate su portate. Poi fa una piccola pausa, osserva la gente che balla, che canta e spacca qualche bottiglia, ubriachi. Ne è disgustato per la superficialità che ha davanti, per il consumismo, per l’altezzosità di voler essere serviti. Poi capisce che è la stanchezza, ed è solo gente come lui, che per quella sera ha pagato per avere un briciolo della torta. La torta del lusso, della bella vita, del facile, dell’illusione. Prova un po’ di pena, per se stesso o per loro, piegati e proni al consumo. Droga dei capitalisti per i loro adepti. Arrivano le bottiglie piene “cameriere, vogliamo lo champagne!” che pretese. Basta una divisa  addosso per cambiare identità. Sta pensando anche a questo, mentre stappa due, tre, sei, dieci bottiglie. Perde il conto. Ubriacatevi pure, domani saremo tutti ancora sulla stessa barca. Curioso, triste, degenerativo. Tutti vogliono una fetta di torta. Via via poi, arriva mattino. L’ultimo tavolo lo sparecchia che sono le cinque. Non sente nemmeno la forza per tenere in mano la scopa, dappertutto fili di ghirlande e bicchieri rotti. E poi, chissà, torna al guardaroba e appende la divisa.

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13 thoughts on “Gradisce altro, signora?

  1. Ha conferito alla storia il ritmo giusto. Incalzante, travolgente, angosciante. pareva di vederti con piatti, bicchieri, eccetera che facevi lka spola tra la sala e le cucine. Sempre di corsa, sempre subissatta da domande, richieste.
    ottimo inizio del 2016.

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