Usciamo per una birra?

Qualche tempo indietro a fine turno è stato un momento di decisioni. ‘Usciamo?” era già da qualche tempo che aleggiava nell’aria l’idea di una birra in compagnia. A fine turno dopo quelle sei o sette ore di lavoro poi l’unico pensiero è un dolce letto ed un cuscino. Non quella sera, avevo voglia di uscire, due parole, scaricare la tensione. Funziona sempre così no? Da uscita di gruppo è diventata un’uscita a due, entrando in conflitto con me stessa sul come mi sia ritrovata a confrontarmi fra persone con differenza d’età. Il rischio è una componente inscindibile quando si ha a che fare con il prossimo, fidarsi è bene, ma…Tutto sommato ho avuto il mio piacere personale di stare in silenzio ed ascoltare. Parlare, parlare, parlare.. questo fanno gli uomini quando mi trovo in un appuntamento. Ed ascolto, ascolto, ascolto. Se hanno imparato a lasciarmi parlare è pura cortesia, m’accorgo che non danno valore a ciò che voglio esprimere, nemmeno la metà del valore che riservo alle loro di parole, in modo tale che già alla seconda uscita ho un’incredibile variegata agenda piena. Agli orari più improbabili. “Estetista alle sette di sera?” “Cinema alla domenica pomeriggio?” sisi, sai.. la mia estetista fa il ramadan ed il cinema è aperto solo di Domenica.

Dire “mi hai rotto i coglioni già dopo la prima uscita” era scortese.

Così parlano, parlano…parlano. Della loro vita, dei loro progetti, di quanti soldi abbiano da spendere, delle loro ex (no dico, chissenefrega, ma vabbe..discorriamo pure dell’ultima vagina che hai avuto). E scorre il tempo, mentre mi ritrovo a guardare l’orologio e chiedere in tono mieloso “scusami, vorrei riposarmi, domani è una lunga giornata, sai, gli impegni!” ho sovrastimato l’intelligenza di molti. Cazzo, arrivaci che me l’hai frantumata a briciole di pangrattato, no.

La promessa illusoria “Okay, vado. A domani, notte”

the day after: rubrica_contatto_elimina. Stoop!

Uomini, se una donna mette nella stessa frase “vado” e “a domani”, forse non tornano i conti o in questo caso, intanto me la SVIGNO. Che poi come chiacchierata non è stata male, parlare del futuro, di figli, cosa ci renda felici o di come si faccia fatica ad arrivare a fine mese. Argomenti medio-importanti se presi con certe parole. Non è come parlare dell’ultimo fondotinta a prova di camicia bianca con l’amica di sempre, ma è abbordabile, proietta in una dimensione che si sperimenta con il pensiero astratto: il futuro. In conclusione poi la birra è stata offerta dal collega di fine turno e non ho potuto trattenermi dal dire “fai senza pagarmi il bere se speri di arrivare alla base, inoltre non ho bisogno che paghi tu”. Col tempo s’impara ad essere una compagnia silenziosa ed amabile quanto altezzosa e scontrosa. Imbarazzante gratitudine, volevo svincolarmi da simili ripieghi. Ho ripensato poi a ciò che era stato il discorso, ha seguito inaspettatamente una linea logica. Relazioni complicate, paura o noncuranza d’essere soli, con chi costruirsi una famiglia ed invece con chi è stato meglio che fosse finita (col senno di poi,  come sennò). I soldi, onnipresenti, problemi con tasse, pagamenti vari.. Nel complesso riprenderei le stesse tematiche, ma magari con qualcuno che parlasse di meno e ascoltasse di più. Un poco più come me. Che non faccia battute di poca originalità su come alle donne piaccia il sesso quanto agli uomini, anzi, prenda la cosa come manna dal cielo, di donne complessate a letto ve ne sono. Ma all’italiano medio piace sapere che avrà accanto una buona e mansueta madre e tuttofare, al servizio di una squadra di calcio, di cui lui è il capitano.

Una volta tanto vorrei avere a che fare con qualcuno che dica con sincerità cosa pensa, senza quel dire e non dire, per creare quel mistero, intrigo, (…)

scusate ne, dajee..

ma molta gente con l’oscuro ed il mistero ci campa. Come coprirò l’assicurazione della macchina o altre spese? Sarà una giornata tranquilla? Riuscirò ad ottenere il prestito? Non sono enigmi abbastanza intriganti?

Garantisco.

Mi rimarrà il dubbio di come riescano a parlare così tanto della loro vita e non provare interesse per ciò che hanno accanto, andrò ad inserirla nella voce

“evitare a distanza di sicurezza sti cagazzz,,”

l’immagine è stata presa in tutta ironia da wiki-how 😀 ,,,

 

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50 thoughts on “Usciamo per una birra?

  1. Complimenti per l’ironica rappresentazione di questa simpatica serata. Purtroppo è difficile riconoscere a priori questi personaggi: per poterne soppesare carattere e personalità bisogna parlarci almeno una volta e non sul lavoro. Posso provare a descriverlo in una parola? Noioso.

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  2. oddio, l’ironia non ti manca di certo e la sai stemperare con molto fair play, quasi in surplace.
    Certo che è meglio il letto e un cuscino – singolo – al termine del lavoro, perché invece di scaricare tensione ne accumuli dell’altro stress.
    Trovare qualcuno che sappia ascoltare e parlare poco non è mica facile. Come hai scritto tutti parlano di se stessi come se fosse un monologo davanti allo specchio

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