L’unica ragione

Ci sono ricascato, sono in macchina a motore acceso, ho spento i fari. Non so bene come definire il mio umore, oggi è stata una giornata di sole e gelido vento, sentire la pelle d’oca accompagnata da una sensazione di leggerezza. Sarà che l’Inverno tra non molto leva le tende. Cosa dicevo? Non so di che umore sono. Qualcuno, anzi, qualcosa. Ha catturato la mia attenzione lasciandomi in balia degli artigli dell’adrenalina. Una macchina, di chi, è lecito chiedere. Porta il nome dell’unico motivo in grado di farmi girare a vuoto, annebbiandomi. E’ un’ossessione, mi hanno detto. Lo trovo, a mio malgrado, terribilmente intrigante. Sapere che c’è una forza invisibile in grado di trascinarmi verso il basso, lascia intendere quanto sia corruttibile ed ingenuo, mi fa stare, mio malgrado, in allerta e allo stesso tempo perso. Penso di averla seguita per un paio di chilometri, non so se ne sia consapevole, potrebbe “mi sembrava di averti visto oggi, eri da quelle parti?”. Oh, lo sa. E’ quasi un gioco malato, recito la parte del cane che fiuta una traccia. Non mi libera dalla catena dell’aspettativa, mi lascio volentieri tormentare, al momento giusto, poi, so che trova le parole giuste per soddisfarmi. Quasi gliele suggerisco. Dicono che sto male, di lasciar perdere. Non sanno cosa provo quando riesco a perdermi nei suoi occhi, cosa sento quando chiudo i miei per ricordare i suoi. Gli ampi respiri che sollevano il torace, i brividi che controllo. Lei non mi libera dalla catena dell’illusione, se m’allontano torna a riprendermi come un oggetto smarrito e ritrovato con piacere. Ha svoltato l’angolo prima di sparire in un’altra via, rischio quasi di prendere un marciapiede prima di decidermi ad accedere i fari ed a tornare sulla mia strada. Chissà che voglio ottenere, vorrei solo vedere come spende il tempo una persona come lei. Che gente frequenta, i luoghi che preferisce. Di cosa parla o cosa pensa durante una giornata qualsiasi. Una giornata come questa che passerei ad ascoltarla. Immagino un film sul parabrezza in cui riesco a farmene una ragione, allo stesso tempo sbatto un pugno sul volante, acconsento ai rimproveri che mi riservano. Eppure lei è l’unico motivo in grado di farmi girare a vuoto, annebbiandomi. Torno lasciando i giri del motore bassi, qualsiasi cosa mi reca disturbo, perfino la radio, che ascolto con piacere. Lasciando in sottofondo “do I wanna know” degli Artic. I battiti iniziali stanno a ritmo coi miei, .. vorrei sapere, forse no .. passo una rotonda, prendo la seconda uscita, if this feeling flows both ways, rallento ancora, qualcuno mi sfanala da dietro e mi sorpassa strombazzando col clacson. Per poco ho pensato che fosse la polizia. Da quando è illegale prendersela comoda in strada? Ah, giusto arrivato. Busy being yours to fall, sono le ultime parole della canzone prima che la stronchi, lasciando lampeggiare la scritta OFF sul display nero e blu del lettore, un ottimo acquisto per una modesta macchina. Stacco le chiavi e controllo i finestrini alzati, scendo e richiudo usando il pulsante automatico, ringrazio la tecnologia che non mi costringe a cercare di chiuderla al buio. Non c’è nessuno in giro per la via. Provo una strana sensazione che mi costringe a girarmi, un brivido mi percorre la schiena, un rumore simile ad un paio di tacchi risuonano nella via, accompagnato da un fruscio di vento fa sbattere qualche anta, chissà quale finestra. Non vedo nessuno, oltrepasso il cancello e lo chiudo, almeno per stasera in largo anticipo. Starò perdendo la testa. Percorro il vialetto, di nuovo quel brivido, una strana tensione che nuovamente mi costringe a voltarmi, nulla, non c’è nessuno. Sarà colpa di questo gelido vento. Apro la porta di casa, o almeno l’attimo prima di girare l’ultima mandata una mano mi tocca la spalla, sobbalzo. “Oh, ma insomma! Piaciuta l’adrenalina?” LEI. Qui, per una frazione di secondo, ho un delirio di paura mista ad adrenalina che mi percorre da capo a piedi, una scossa elettrica. Raccolgo un briciolo di dignità per dirle se vuole entrare a bere qualcosa di caldo. Sorride, entriamo insieme.

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19 thoughts on “L’unica ragione

  1. Mamma mia che angoscia. Deve essere terribile essere oggetto di simili attenzioni!
    Brava, hai rappresentato bene il suo punto di vista e hai dipinto bene la scena: il buio, i fari spenti, la metafora del segugio, mi sembrava di sentire il suo fiato, il suo battito accelerato.

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