La nostra ragazza

Sta scegliendo lo smalto da abbinare ai tacchi per la serata in discoteca, andrà a lavorare e poi a sballarsi con l’amica di turno. Porta un paio di borse, in una la divisa da cassiera e nell’altra infila l’abito striminzito e i tacchi alti. Sembra rabbiosa nei movimenti, mentre strattona la maglia con l’etichetta e controlla che i pantaloni siano puliti, senza macchie. Sbatte rumorosamente entrambe le borse vicino la porta d’ingresso, controlla l’orologio e impiega qualche momento per capire che ore sono e quanto tempo impiegherà per il trucco base da sistemare in seconda serata. Stende il fondotinta con spennellate decise e sicure, quasi senza guardarsi allo specchio del bagno, per stendere in successione primer, ombretto chiaro, eyeliner nero, mascara nero voluminizzante. Ha il viso delle donne mediterranee. Disegnato da tratti caldi e dolci, incastonato da un paio di pozze scure e labbra carnose. Linee invitanti, sguardo inquieto. Sembra che quasi eviti di guardarsi, di perdersi in quelle pozze scure, che sta valorizzando con precisione. Non controlla l’ora, tutto è così fluido che risuona di quotidiano secondo  ogni prospettiva. Prende su le chiavi e le borse preparate prima, fuori casa non guarda attorno, spedita fino alla macchina e già in terza per andare al lavoro. Controlla lo smartphone mentre guida, si guarda nello specchietto retrovisore, per essere apposto. Stende un’altra passata di rossetto, mentre già in quinta, scala alla quarta e passa un semaforo giallo. Pensa poco, agisce molto. Parcheggia di volata al solito posto, non si è ancora guardata attorno per vedere chissà cosa, negli spogliatoi si prepara ed è già alla cassa “cosa vuole ordinare? I vari menù sono..” ha imparato a memoria, le parole gli escono in automatico, controlla in cucina come procede, guarda al bancone del bar, manda baci alla collega che le palpa il culo “bella gnocca, sei già al lavoro qua!” passa anche l’altro collega “ancora qui seiii” ha già servito i clienti alla cassa, va a fare rifornimento in cella frigorifero. Ha forse detto qualcosa? Ha ridacchiato come una scolaretta sorpresa a marinare la scuola, quando le hanno chiesto cosa farà dopo il turno. Non pensa al compagno che sta da solo a casa? Sì, sì che ci pensa, ma sono tre settimane che non va a ballare, ne ha bisogno. Senza riflettere ha concluso le ore di lavoro, sa cosa ha fatto e come. Di pari ritmo quando ricalca il trucco nel bagno degli spogliatoi assieme alla sua collega di lavoro “ANDIAMO!”. In macchina inizia la festa, pregustano i cocktail che andranno a bere, la musica che consumerà i tacchi, i bei vestiti che attireranno i ragazzi. Accelerando di gusto, alzando il volume della musica e abbassando i finestrini di proposito. Questa è vita, urla nella sua testa, soddisfatta ed euforica di aver abbassato a fastidioso brusio i pensieri, ancora una volta, un sottofondo ovattato infondo al suo cervello, un richiamo allarmato quanto anonimo. Fa un parcheggio in una manovra, poco dritto, ma va bene. Scendono ridendo e fingendosi ubriache, dicono frasi sconnesse abbracciandosi l’un l’altra, mentre le borsette tintinnano e luccicano al buio, alle luci artificiali dell’entrata. Le riconoscono saluti, saluti, tantissimi. La gente è già in movimento, c’è caldo, poco spazio. Musica alta e alcool a fiumi, persone di tutte l’età. Non mancano alla scena il vecchio bavoso che ci prova con la ragazzina, la stessa che rincorre uno svogliato ragazzo buttato su di un divanetto con lo sguardo perso e gli occhi rigati di rosso. Il DJ che cerca di impressionare una bionda ed il suo collega che ci prova con un uomo più grande. La barista impreca contro una coppia e la stessa sbatte i cocktail sul bancone, rovesciando il contenuto. Passano un gruppo di ragazzi e occupano lo spazio, si guardano attorno in cerca di un diversivo per l’amico cornificato dall’ex fidanzata un po’ libertina. L’amico dell’uomo sedotto dal ragazzo gay imita l’impulso a vomitare, nell’indignazione di una coppia di ragazze con gli short strappati e camicia. La barista ha ripulito il bancone e preparato altri cocktail alla coppia di prima, che è diventata scambista e prende da bere dividendosi nell’indifferenza generale. La barista pensa che cambierà lavoro. La nostra ragazza ha visto poco o niente di tutto questo, si è tolta i tacchi e li porta alle mani, la sua collega si è appartata. Non la vede da qualche canzone passata, muove i fianchi ondeggiando, spostando il peso del corpo sui piedi e allargando le braccia verso l’alto e scendono, così. Pensa che potrà ballare tutta la notte, tutto il tempo. Sposando la musica che batte nei timpani. Stringendo un paio di tacchi nuovi e leggeri, lasciando la borsetta per terra coi soldi, mischiandosi nella folla, alternando i passi di un ritmo coinvolgente e seduttivo.

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21 thoughts on “La nostra ragazza

  1. Ottimo racconto. Veramente ottimo. Clima e tono del tutto giusto per una serata da sballo. Ma lei si sarà divertita oppure ha sfogato solo la voglia di una sballo che il compagno gli sta negando? Ma cosa prova? Gioia? Indifferenza? Piacere? Secondo me, no. Ma è solo un’impressione.

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  2. Bel racconto Ale! Ben scritto e pieno di sensazioni visive, tattili, olfattive. L’ambiente non faceva per me e son dovuto uscire, mi sentivo un po’ soffocare, con tutto quel casino… Sai a me piacciono gli spazi aperti, silenziosi, solitari 🙂

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