L’unica ragione, IV

..la sua attesa è un’occasione ed una condanna. Controllo con la coda dell’occhio la moka, intendo concederle il tempo che venga su il caffè. Riempio la distanza tra il piano di cucina e la sedia dove ha preso posto, l’espressione s’ incupisce. Penso voglia dire qualcosa, ma resta in silenzio, avverto il fremito, quando s’alza per venirmi incontro. Come se volesse lasciarsi andare, come se mi desse modo di prenderla secondo i miei desideri. Secondo il ritmo e la durezza che una giornata così può avermi lasciato addosso. Abbiamo in mente una danza dove non si balla, dove non c’è musica, se non l’eco di respiri in affanno e stoffa che sfrega sulla pelle. Vecchi sapori mischiati di nuove sensazioni. L’odore della sua pelle ha qualcosa di diverso, i capelli sono più corti, l’intimo che indossa non è come lo ricordavo. “Non lasciarti distrarre, non adesso” fa eco, sento le sue unghie nella schiena, sprofondiamo ad un livello più basso. Nonostante la foga del momento avverto vecchi tormenti. Si trasforma in una marcia veloce verso qualcosa che non si conclude. Non riesco a portarla al culmine, nemmeno con me stesso. Annie lo avverte e si nega, gli istanti precedenti che porterebbero entrambi al massimo. Sposta indietro il peso del corpo, urtando contro la tazza ancora piena, mandandola in frantumi sul pavimento. M’allontano di rimando, sedendomi mezzo svestito sulla sedia accanto, ansimante. Porto le mani sulla testa, stringendo le dita a cerchio “non cambia mai”. “Gabriel…” fa per dire, ma la zittisco con un gesto della mano, non voglio sentirla, non voglio vederla. Una parte di me inferocita e ferita. “Vado a farmi una doccia, fa come ti pare”. Raccolgo i jeans per terra e risalgo le scale per il piano di sopra, per oggi ne ho davvero abbastanza. Sento appena, risalendo le scale, la  moka spegnersi. Recupero dal cassettone vicino al bagno un paio di box e dei calzini. Rifletto. Nelle settimane precedenti alla sua ultima bravata dovetti imparare a sbrigarmela da solo con queste faccende, non fu proprio una passeggiata. Ora cosa posso aspettarmi? Lascio scorrere il getto d’acqua, chiudo gli occhi, non posso calmarmi con poco. Una serie di immagini scorrono come il migliore dei film porno, Annie è da sempre la scelta migliore e la mia condanna. Eppure ad essere onesto, so come mai ho lasciato la porta socchiusa. “Potrebbe entrare chiunque” sento che sposta il dopobarba e poggia qualcosa sullo specchietto. La sua vicinanza mi provoca un’altra ondata di eccitazione, non ho bisogno di controllare a che punto si trova la mia erezione, ciò mi fa sentire più ferito. Volto le spalle, quando la sento entrare nel box della doccia. Cos’è questo provocarmi in modo così doloroso, è cosa sua. Poggio gli avambracci sulle piastrelle della doccia. Chi paga la bolletta dell’acqua calda poi? Sprecone”, mi sforzo di sorridere “ancora battute di così poco spirito riservi, Annie? L’abitudine è dura a morire” scorre le sui fianchi. Fino a poggiare entrambe le mani sull’asta, consapevole dei limiti che sembrano sproporzionati mi costringo a lasciarla fare, inclino il capo in avanti e mi rassegno, sperando che s’ allevi il peso della tensione. Lascio vincere il momento, mentre mi svuoto di ogni orgoglio.  “Gabriel, lascia che ti lavi” riacquisto sensibilità del resto del corpo, un salto nel vuoto, prima di risalire. “Lascia stare, Annie” passo il sapone un po’ ovunque e risciacquo, già pronto per uscire dal box. “C’è il caffè per te sullo specchietto” dice con tono alterato, potrebbe essere lei l’offesa? Bevo in un sorso, ci voleva. Infilo l’accappatoio “dormo sul divano” annuncio prima di uscire dal bagno.

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26 thoughts on “L’unica ragione, IV

  1. Hai ben descritto l’impotenza di Gabriel di donare e di donarsi ma nemmeno Annie è tanto diversa.
    Se non riescono a liberarsi delle loro paure – ma di cosa non si sa – credo che il loro rapporto non sarà mai felice.
    Complimenti per questa bella storia. Ci sarà anche la parte V?

    Mi piace

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