Il sesso dei colori, II parte

La prima parte della storia potrete trovarla da queste parti, per chi avesse voglia di leggerla per intero.

Buona lettura!

https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/03/31/il-sesso-dei-colori-i-parte/

La guancia pulsava dolorosamente, pulsava come il resto del corpo. Un prezzo onesto, pensai a quelle labbra, le avevo studiate nel dettaglio. Non potevano avermi mentito. Tornai a casa a piedi, la galleria d’arte distava a soli duecento metri dal mio appartamento in città. Una città che amo, la riscopro ogni sera al ritorno, nel suo abbraccio silenzioso di piccola cittadina. Cammino lentamente dalla parte del marciapiede, pochi passanti, qualche balordo, ragazzini in giro a piccoli gruppi, chi solo. Solo come me? Ho tante emozioni e pensieri da tenere a bada che forse mi riesce difficile definirmi un uomo solo. A questa etichetta hanno ben pensato i miei familiari, i parenti ed i vicini di casa. Come mai? Da quando la mia ex moglie prese l’idea che stare con uno come me la faceva sentire “finita” per usare la sua definizione. Le ho augurato che col nuovo compagno invece fosse al contrario “infinita”, dal tanto che se la scopa e la tradisce, chissà com’è poi che i nodi vengano al pettine nei modi più svariati. Arrivato lancio sul divano giacca, portafogli e appendo le chiavi, non ho nulla di pronto per cena, faccio il numero e ordino qualcosa al ristorante giapponese in centro, sushi da asporto. Nell’attesa apro una birra presa dal frigorifero, accendo la tv per guardami una replica della partita di rugby. Grandioso, giocano la Royal Navy britannica e la Marine Nationale francese! Uno scontro che prende il carattere di una battaglia navale, ma sul più bello suonano alla porta, meno male sushi in arrivo! “Arrivo arrivo” prendo su il portafoglio sul divano, socchiudo la porta ed un bel paio di occhi scuri mi guarda dallo spioncino. Cara, caduta facilmente. “Annie, la denuncia me la fai direttamente a casa?”. Mi guarda mortificata “entra, non mi sembra l’orario più tranquillo per stare fuori” pare rilassarsi, avrà qualcosa da dire, ma la mie mente viaggia già su ben altre fantasie “non ti nascondo che averti qui è quasi un regalo di Natale in anticipo, ma forse c’è altro?” vedo che osserva attorno l’entrata della cucina, senza soffermarsi su qualcosa in particolare, per metterla a proprio agio sposto la giacca sul divano e mi siedo al tavolo al centro della stanza, meglio lasciarle i suoi tempi. Fa un ampio respiro e prende posto dove ho tolto la giacca, si appoggia sullo schienale e sospira ancora “ho il cancro, me l’hanno diagnosticato un paio di mesi fa, è ancora al primo stadio, sto facendo le chemio a periodi”. Piomba il silenzio. Se non fosse stato per un altro suono del campanello sarei rimasto in trance. Stavolta sarà la cena. Annie è rimane immobile e silenziosa in quella posizione, ha chiuso gli occhi, cosa non vuole vedere, la mia reazione? Apro la porta e lascio i soldi al ragazzo che mi passa un sacchetto “sono quindici euro signore” glieli porgo, aspettando il resto “grazie, signore, sta bene?” lo osservo stranito “certo, grazie” chiudo. Resto sulla soglia, la cena potrebbe aspettare, mi è passato l’appetito. “Annie, perchè me ne parli? Mi conosci appena” non so bene se è una domanda verso di lei o verso me stesso, altre fantasie sono smaterializzate, un senso profondo di angoscia ed impotenza, da farmi girare la testa. Annie, non può succedere a te. “Mi spiace, non sarei dovuta venire” si alza e riapre la porta, quando decido di fare qualcosa è arrivata al cancello esterno, la chiamo dalla finestra delle scale del condomino “Annie!” non ascolta, vado da lei per istinto “Annie, per l’amor del cielo, fermati!” si blocca, ho i pensieri per la porta dell’appartamento che ho lasciato aperta, che diavolo sto combinando “torna dentro, ne riparliamo” restiamo sospesi in una situazione surreale, l’aria è calda attorno ed un leggero vento le scompiglia i capelli corvini, una sera d’Estate con tutti gli annessi. Ritorniamo. Controllo l’appartamento tre volte prima di sentirmi al sicuro dopo aver richiuso la porta “non ti facevo così paranoico ed ossessivo Gabriel” mi dice dalla cucina, mentre mi abbasso per controllare sotto il letto e negli armadi “come potresti immaginarmi in qualsiasi modo, non mi conosci” le rispondo a voce alta dalla camera da letto, è davvero una situazione strana. Accantono il senso di impotenza per le sue precedenti parole. Il sushi! Torno da lei e vedo che è rimasta allo stesso punto dove l’ho lasciata “mettiti a tuo agio, non hai rilassato quelle spalle nemmeno un secondo” prende un alto lungo respiro “hai ragione, hai questo modo di osservarmi che mi fa sentire…scoperta” si sforza di sorridere, ma ogni lineamento rimane teso. “Ho ordinato del sushi, vuoi unirti a me?” s’alza “perchè no, potrebbe essere una buona idea”. Preparo per due, lasciando che aiuti, questo genere di compiti li condividevo con la mia ex moglie non meno di un mese fa, ora le cose sono cambiate, ma non so se esserne sollevato. Brutti scherzi gioca il destino. “A cosa pensi?” chiede, disponendo le porzioni nei due piatti “alla mia ex moglie, è un genere di cose che facevo con lei, le sere che nessuno dei due aveva voglia di preparare, quando eravamo stanchi della giornata o semplicemente dopo aver fatto l’amore” fa un’alzata di sopracciglia, non aggiunge altro. D’altronde poco c’è da dire. La partita di rugby che continua per conto suo, finiamo la cena assorti nei nostri pensieri, una novità, condividere silenzio che non ha bisogno di essere giustificato. Accompagnati da un buon viso rosso, mi chiedo se abbia voglia di parlarne o se ha bisogno di compagnia. Opto per un “dormi qua?”. Beve un altro sorso di vino dal bicchiere “sì”.  Al quinto bicchiere la testa inizia a vacillare, non vorrei dare il peggio di me proprio adesso, ma ho bisogno di sdraiarmi, mi propone di guardare un po’ di televisione sul divano “come una coppia normale” sorride, forse non è solo la mia testa a vacillare per il troppo buon vino. Seguo poco di quello che sceglie, sento qualcosa di morbido, un dolce torpore m’avvolge.

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25 thoughts on “Il sesso dei colori, II parte

  1. Molto bello Alessandra. Atmosfera cupa, personaggi pensierosi. Pochi colori nonostante il titolo, ma si adatta bene alla situazione tragica della malattia di lei. Gabriel non si attendeva certamente uno sviluppo del genere… e nemmeno io. Mi è piaciuto molto quando il ragazzo del sushi ha chiesto a Gabriel se si sente bene, mi pareva di assistere alla scena.
    Un piccolo appunto: la frase sul nuovo compagno della ex moglie di Gabriel, sul sentirsi “infinita” ecc. non mi suona molto chiara.

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    • Prima di tutto grazie 😆.. poi, forse dovrei alleggerire l’atmosfera e dare più slancio ai dialoghi. Che dici? Per la parola “infinita” “finita”. Devo ancora trovare un gioco di frasi su queste parole, non mi è riuscito..

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      • Secondo me l’atmosfera è perfetta, si sposa bene con il carattere ombroso di Gabriel e con il tormento di Annie. Il gioco di parole tra finita e infinita è un’ottima idea, ma non mi è chiaro cosa intendeva dire Gabriel: come fa la sua ex a sentirsi infinita se il nuovo compagno la scopa e la tradisce? Non mi è chiaro il pensiero di Gabriel, ma potrebbe anche andar bene, in fin dei conti anche lui è un tantino originale… 😉

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      • Il gioco di parole tra “finito” e “infinito” asseconda il motivo della separazione. L’ex moglie decide di lasciare l’appartamento (dove si svolgono i fatti), perchè accanto a Gabriel si sentiva “finita”, nel senso di arrivata, rinchiusa. E’ un’ironia, lui gli ha augurato che si sentisse all’opposto “infinita”. Su questo punto ci ritorno, è un passo della storia che va sviluppato

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  2. Ottimo proseguimento. Analisi degli stati d’animo dettagliati, almeno quelli di Gabriel. Dunque Annie cerca la vita che il cancro gli vuole togliere. Buona la seconda parte. Una continuazione ideale che spiazza il lettore che potrebbe immaginare un seguito diverso.

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