Il sesso dei colori, III parte

Siamo un po’ avanti con gli eventi, per chi volesse recuperare ho lasciato dei segnalibri.
Buona Lettura!

https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/03/31/il-sesso-dei-colori-i-parte/

https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/04/03/il-sesso-dei-colori-ii-parte/

Seguo poco di quello che sceglie, qualcosa di morbido sotto la testa, un dolce torpore m’avvolge, sento un click che lascia la stanza alla luce del televisore. Al risveglio realizzo l’esito della serata guardando i bicchieri sul tavolo, guardo l’orologio in legno di cedro appeso al muro, sono le otto e mezzo del mattino, fortuna che oggi non devo recarmi in ufficio. Di Annie non c’è traccia, dove avrà passato la notte, se è rimasta fino al mattino. Una fitta dolorosa stringe il cuore, finisco con donne incasinate e senza speranza, stavolta ho sfiorato il tragicomico. Annie. Mi alzo dolorante, non passavo una notte sul divano da tempo, vado in direzione del bagno. Do un’occhiata in giro, per essere l’appartamento di un reduce ex marito è nell’ordinario, se non fosse per i piatti nel lavandino in acciaio e la gazzetta dello sport sulla penisola. Avevamo scelto insieme i colori dell’arredamento, tutto doveva accordarsi. Le mattonelle bianche con il beige del tavolo in legno, così come con il lavandino e il piano cottura in marmo. La posizione delle sedie mi rimanda ad una conclusione di serata del tutto inaspettata, sebbene non del tutto negativa, cosa l’ha spinta a venire fin al mio appartamento, dopo tutto il tempo che avevo passato nella sua galleria. Sapeva dove trovarmi per tutto questo tempo, curioso perfino per lei. Preso da questi pensieri noto solo in secondo tempo che la porta è socchiusa. La trovo intenta a sistemarsi i capelli. L’imbarazzo colora di un rosa acceso collo e viso “tranquilla, scusami tu” faccio per chiudere “no, entra , esco” la osservo, mi sono svegliato con una latente voglia di testare la sua libidine. Le passo accanto diretto all’altro lavandino del bagno. Nel passarle vicino sfioro in modo impercettibile con le dita la sua schiena che s’inarca leggermente, suggerisce che posso giocarmi la partita. Apro il rubinetto dell’acqua e sfilo la maglietta della sera prima, ha lasciato addosso tutta una serie di segni rossi, nottataccia. Lavandomi il viso vorrei avere l’angolazione giusta per spiare le sue reazioni, resterà al gioco o ritornerà in cucina? Nessuna reazione, ha accesso il phon per capelli, devo alzare la posta. Finito di lavarmi resto con il capo chino sul lavandino “mi passi l’asciugamano?” faccio per prenderlo e le sfioro il fianco “ci vuole una doccia, mi spiace essermi addormentato come un sasso, puoi scusarmi?”. Quando mi tiro su vedo che a stento si trattiene dal ridermi in faccia, il rosa che le aveva colorato il viso in un primo momento si è acceso di un rosso vivo. Mi tira a se per l’asciugamano, finiamo col fare l’amore in doccia. Ho addosso il getto dell’acqua tiepida, mentre le afferro i fianchi, la riscopro in tutto ciò che il suo quadro aveva raccontato. L’intensità dello sguardo, le labbra carnose, studiate nel dettaglio. Avevo imparato a menadito ogni piega per ogni centimetro di pelle immortalata su quel dipinto, tra quelle spennellate. Nel suo totale abbandono assaporavo la forza che aveva trattenuto e che mi si stava offrendo in tutta la sua energia. In anni di fedele matrimonio non mi ero sentito così vivo e consapevole della presenza di una donna. Non so bene quanto tempo sia passato, dopo un terzo apice ben raggiunto da entrambi è lei a spegnere il getto dell’acqua “mi hai tolto le forze” sospira in un filo di voce “mi sembrava il minimo da fare, visto il tuo…slancio?” azzarda un debole pugno, un gesto che mi fa pensare che non stia del tutto scherzando e che abbia bisogno di riprendersi “lascia che ti lavi la schiena, poi ti lascio in pace” lascia fare, passo il bagnoschiuma accennando un lieve massaggio, noto delle macchie che virano al violaceo al centro delle spalle, avrei molte domande da farle, ma conosco le risposte, avrebbe senso? Usciamo dal box della doccia, il ticchettio dell’orologio nel corridoio annuncia che è mezzogiorno. Ha indosso l’accappatoio rosa della mia ex moglie “come si chiama, lei?” chiede mentre glielo lego in vita “Giorgia, si chiama Giorgia” mi chiedo se non provi fastidio nel mettere i panni di un’altra donna, cosa gli può provocare stare tra le cose di una vita che non è la sua. Cerca questo, la vita di un’altra donna? Apro lo stipite della cucina “ti va un caffè?” annuisce pensierosa, sedendosi al tavolo della cucina, rivolta verso di me “dopo ieri sera pensavo che mi avresti chiesto di andarmene il mattino stesso” le sue parole mi colgono di sorpresa, non ha tutti i torti, forse inizialmente poteva essere così, metto su la moka sulla piastra del piano cottura, mi appoggio al bancone “forse Annie, dopo Giorgia non ho voglia di vedere un’altra donna girare per queste stanze, per questi ricordi” lascio vagare lo sguardo sulle pareti di un verde chiaro e sulle tende sfumate sul giallo “puoi capirmi? Ogni cosa qui è stata scelta con lei. Col senno di poi non avrei fatto determinate scelte”. Si appoggia allo schienale della sedia guardandomi seria “col senno di poi molti potrebbero dire la stessa cosa, questo vuol dire tutto e niente” ha del risentimento nella voce, ma qualcosa mi dice che non si riferisce solo a ciò che dico. Restiamo nei nostri pensieri per un po’, di fondo il ticchettio dell’orologio in corridoio “saresti stata un ottima compagna” mi guarda meravigliata “come potresti dirlo Gabriel? Mi conosci appena” passo una mano tra i capelli “che importanza ha, dopo anni di matrimonio posso dire che non ho mai capito veramente mia moglie, non sento più il bisogno di conoscere a fondo una persona. Un bisogno che provavo qualche tempo indietro. Siamo pozzi senza fondo, le cose vanno bene se restiamo a guardarci dall’alto, quando inizia la discesa non sai mai se qualcuno ci sarà per riprenderti da te stesso o se dovrai usare le unghie”. Vedo che si alza per venirmi incontro, mi abbandono al suo abbraccio che pare durare un’eternità, non avevo più bisogno di conoscere ogni cosa, bastava che avesse voglia di esserci, nonostante quel pozzo senza fondo che ognuno di noi è.

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20 commenti Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    Buono direi sia la parte iniziale che fa da preambolo giusto per il finale scoppiettante. Chissà come tutti quei segni sono comparsi 😀
    Annie si mette nei panni di Giorgia, esattamente come se indossasse un vestito che gli sta bene.
    Tre pezzi che sono fluidi e piacevoli da leggere.
    Complimenti.

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    1. Musa ha detto:

      Riguardo quei segni c’è altro 🙂 non sarà del tutto merito del nostro Gabriel.. la comparazione tra Annie e Giorgia tramite l’accappatoio rosa l’ho pensata dopo. Grazie orsobianco 😚😚

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      1. newwhitebear ha detto:

        I segni erano un dubbio perché non riuscivo a coglierne il significato. L’idea dell’accappatoio? Ottima direi, hai dato un tocco finale che sarebbe mancato. Avrebbe lasciato monco il racconto.

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      2. Musa ha detto:

        I segni li riprendo nella quarta parte.. forse tiro le fila poi 😅

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      3. newwhitebear ha detto:

        Non immaginavo una quarta parte. Dunque nuove sorprese mi attendono.

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      4. Musa ha detto:

        Credo di sì.. mancano dei colori 😅😅

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      5. newwhitebear ha detto:

        Allora forza coi pennelli! 😀

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      6. Musa ha detto:

        Giusto..manca il pittore del quadro!

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      7. newwhitebear ha detto:

        Non ci avevi pensato? Quindi quartae quinta parte 😀 Poi se ti va anche la sesta. Cosa? Niente sesta? Ma il racconto è monco 😀

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      8. Musa ha detto:

        Noo.. va bene una sola e soltanto quarta parte 😅😅

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      9. newwhitebear ha detto:

        Uffa! mi togli il divertimento di leggerti! 😀

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      10. Musa ha detto:

        😂😂

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  2. Andrea ha detto:

    Brava Ale, più va avanti e più migliora! Il fatto che Gabriel inizialmente sembri non ricordare nulla della serata trascorsa aggiunge interesse al racconto: cosa sarà successo? Si sarà sbronzato e avrà deluso le aspettative di lei? Poi l’amore nella doccia, ben descritto e tutto sommato abbastanza sobrio (potevi aggiungere qualche particolare piccante, ma forse è meglio così, più elegante e raffinato).
    Complimenti
    P.S. occhio al refuso iniziale “al luce del televisore”

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    1. Musa ha detto:

      Ho controllato la battitura sulla frase. Mi fa piacere che la storia sia rimasta piacevole da leggere e che catturi ancora l’attenzione che speravo. Per i dettagli nella doccia, che dire, magari li riguardo 😉 però non vorrei rovinare l’atmosfera sforando nel banale e nel “già sentito”.

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