Il sesso dei colori, VI parte

(prima parte) https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/03/31/il-sesso-dei-colori-i-parte/
(seconda parte) https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/04/03/il-sesso-dei-colori-ii-parte/
(terza parte) https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/04/03/il-sesso-dei-colori-iii-parte/
(quarta parte) https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/04/04/il-s
(quinta parte) https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/04/20/il-sesso-dei-colori-v-parte/
Ripenso ad Annie, il suo nome risuona come un richiamo in fondo alla testa che abbraccia e stringe dentro una morsa.
Sono arrivato in ufficio poco dopo, una serie di pensieri legati agli ultimi eventi crea dei vortici tra i pensieri. Aspiro il fumo dalla sigaretta, lasciando che carbonizzi gli alveoli, forse potrei dire di essere come Annie in questo momento, con la differenza che è un male che mi procuro da solo. C’è forse un Dio che comanda e vuole tutto ciò, per la creatura del dipinto? Non trovo giustizia divina nel sapere di poterla perdere ancor prima di averla per me soltanto. Brividi intensi percorrono la schiena, una sensazione di freddo e caldo all’unisono. Chiudo la finestra e torno alla scrivania, lettere, conti da far tornare, recapiti telefonici da contattare, proposte da revisionare, un concorso da gestire e promuovere, serve una locandina di un certo stile…
“Direttore, ha ricevuto la mia proposta per il concorso in fase di programmazione?” sollevo lo sguardo, Marc è sulla porta. “
L’ho guardato sì, l’idea di introdurre una fascia d’età per genere mi sembra logico, ma forse limita la partecipazione. Mentre noi puntiamo alla massa” Marc entra dentro socchiudendo la porta “la massa è un animale volubile” sorrido ironico “hai imparato il mio motto, visto che stai prendendo parte attiva al progetto penso di far bene a lasciarti il posto di Luis, stasera manderò alcune e-mail per coordinare i prossimi passi, il posto è tuo” Marc resta interdetto “capo, non vorrei fare qualcosa che renda l’aria in ufficio più tesa di quella che è” lo interrompo “dei rapporti in ufficio non m’importa, siamo qui per far fiorire l’editoria, Luis ha in mano questo progetto da due settimane e non è stato in grado di tirar fuori un ragno dal buco” Messaggio recepito?” spalanca gli occhi scuri e si massaggia dietro al collo  “va bene, l’indomani mattina ho altro materiale per il progetto” abbasso lo sguardo e ritorno al mio lavoro “va pure, lascia aperto”.
Do un’occhiata veloce all’orario, è mezzogiorno passato. Dovrei perlomeno mangiare qualcosa per passare il pomeriggio senza svenire sulla scrivania, lavorare intensamente è l’unico modo che fa scorrere le giornate in modo piacevole, almeno la pensavo così fino a quando non ho incontrato Annie.
Potrei raggiungerla alla galleria nella pausa pranzo, rifletto.
“Direttore, le idee che abbiamo steso nell’ultima riunione sono pronte per la prossima pubblicazione, procediamo?” Giulia fa capolinea.
Giulia con una decina di libri in anteprima sulle braccia che le nascondono il viso “si procedete pure, vado in pausa e quindi non sarò in ufficio prima delle due, fermatevi anche voi, ne avrete bisogno, ottimo lavoro di squadra ragazzi” sparisce oltre il corridoio. Come fa a tenere quel peso, prima o poi la sentirò cadere in mezzo ad una cascata di pagine in bozza.
Decido di raggiungerla alla galleria, spengo il MAC, fuori dalla finestra s’intravede una giornata di sole.
“Speravo di trovarti qui”
Annie è intenta ad osservare il ritratto, ci troviamo allo stesso punto dove quella sera mi diede lo schiaffo, la sera durante cui la barriera interposta si sgretolò ad ogni momento passato insieme.
Curiosi i casi della vita, potrei rivedere davanti ai miei occhi una pellicola di ciò che è accaduto in questo posto. Un film in diretta dove siamo protagonisti indiscussi.
“A ripensarci sento la guancia pulsare”
I nostri sguardi si scontrano nel silenzio, leggo del rammarico nel suo sguardo “cosa mi nascondi, Annie? Pensavo che avessi deciso di abbandonare la tua crisalide”
Si alza dal divanetto in pelle, s’avvicina tanto da poter sentire il suo respiro accanto al mio “le crisalidi sono per le farfalle pronte ad esplodere con le loro ali colorate. Dovresti dare un’occhiata nell’angolo a destra” aggiunge in secondo tempo cambiando il tono della voce.
Faccio come dice, una piccola televisione pare, a guardarla bene invece è un bianco e nero dell’entrata della galleria “hai installato una telecamera? Da quando?”
“da qualche settimana, se guardi bene ancora, puoi vedere di come offrono un’ampio sguardo sul via vai, ad esempio del via vai mattutino dei paesani”
Soppeso le sue parole “l’hai sempre saputo”.
“Più che saperlo ho solo capito e avuto modo di vedere. Ho installato le telecamere il periodo che hai iniziato a farti vedere più spesso da queste parti, non capivo cosa volessi, se eri un qualunque interessato ai quadri o forse un ladro da quattro soldi, visto come ti comportavi. Poi ho notato che non degnavi di attenzione nessun quadro eccetto questo. L’idee sono oscillate dal maniaco al ladro ossessivo, ho lasciato perdere il macabro ed ho pensato che fossi semplicemente interessato al quadro di mio marito”. Vedo che aspetta una mia reazione, la stringo ai fianchi come l’ultima volta insieme, sentendo la tensione crescere, non so bene se provare vergogna nell’accettare l’etichetta dello stalker.
“Tuo marito oltre che pittore e pure un povero cornuto. Se avessi avuto modo di capire che idee malsane avevi per la testa sul mio conto mi sarei comportato diversamente forse, ma vedo che non ti sei fatta problemi a venire a letto con me” la lascio andare, ma mi trattiene con un lungo bacio. Inteso, pieno, coinvolgente. Come i suoi colori, come il nero dei suoi capelli e la vitalità del rosso sulle labbra.
“Vorrei che fosse più semplice, diverso. Gestibile. Molla tutto e vieni a vivere da me” sgancio la bomba che da tempo aspettava di esplodere dal cervello alla bocca, detto nell’impulso suonava male, ma speravo che arrivasse la sincerità riposta nelle mie parole.
“Michele è tutto ciò che ho oltre la galleria. Un approdo sicuro, che coppia potremmo formare noi, all’infuori di tutto questo? Sei legato al lavoro molto più di quanto tu possa ammettere, mentre da parte mia sento che presto avrò bisogno di qualcuno che abbia una sincera voglia di starmi accanto”
Combatto tra gli impulsi, sento di poterla perdere tra le mie braccia. Con lei abbasso le difese, sgretolo le reticenze, il senso dell’etica e del dovere morale mancano di significato, lei che è una donna sposata, felicemente si potrebbe dire. Trattengo la delusione alle sue parole, un senso di solitudine si fa strada ed i ricordi di una settimana passata prendono tutto il retro gusto amaro della realtà “forse non ti è bastato vedermi ogni mattina, al solito orario, per vedere che vita fai le prime ore dopo esserti svegliata, per vedere, per capire”
“Non è questo, tu potresti bastarmi per altri momenti come questi, ma poi? Di me che resta, dopo un battito d’ali, arriverà un momento difficile e doloroso. Chi si prenderà cura di me se non sarò nelle forze di farlo?”
Allento la presa intorno la sua vita minuta “se non eri convinta di riporre fiducia in me avresti fatto bene a rimanere nella tua posizione, invece che accogliere una proposta che hai colto con piacere e di tua volontà”
Le mie parole hanno l’effetto di una doccia fredda sul suo umore “non trattarmi come una ragazzina, le prediche lasciale in chiesa” si stacca dalla presa e s’allontana “non lo so Gabriel, è partita male come giornata e procede peggio. Ma cosa parla a fare? Stamattina eri qui. Mi sono innervorsita vedendoti fermo ed incerto se raggiungermi o meno. Accanto a me queste incertezze hanno l’effetto di un coltello che fruga nel senso di solitudine che m’avvolge, quando ripenso alla malattia e alle prove difficili che mi attendono”
“Non va bene così, Annie, devo andare al lavoro ora, speravo che questo discorso prendesse pieghe diverse, passa un buon pomeriggio”
Restiamo ad osservarci, dopo qualche passo mi volto indietro nella sua direzione per poi lasciare la galleria. Non prova a fermarmi, come non ho provato da parte mia stamattina a raggiungerla. Nn so bene da cosa me ne stia andando, le sue parole hanno toccato tasti più profondi di quanto mi aspettassi. Entro in macchina svogliatamente, qualcosa da dentro si muove, una morsa al centro del petto che stringe, stringe tanto da dolore.
Già dietro la scrivania continuo a leggere, schematizzare, scrivere sui post-it ciò che va fatto entro la settimana, stampo i fax di un’altra editoria che cerca di allearsi.
Compongo lo 03 sul telefono “Marta, vieni nel mio ufficio”
“arrivo” risponde pronta dall’altro capo del filo.
Entra con una cartellina in mano sgualcita, una delle colleghe più disordinate e ordinate al tempo stesso che possa aver conosciuto in questo ambito
“Marta, secondo te che lavoro hai fatto con quel libro che ti avevo dato da recensire?” si siede con calma e lentezza, poggiando di lato la cartellina verde che porta.
“Guardi signor direttore, quel libro faceva davvero schifo, forse per lei era ottimo, ma di sostanza mancava. Ho fatto il lavoro, ma non penso vada pubblicato sotto il nome di Racconti Azzurri, i lettori si chiederebbero il motivo di questa uscita poco in linea con il resto delle pubblicazioni”,
“Dammi la cartellina. E’ quella del libro no”
“Capisco di chi è il libro, ma ho un’etica che vorrei seguire” la guardo di traverso
“Che tu abbia un’etica tutta tua me parso chiaro quando ti sei presentata cinque mesi fa al colloquio di assunzione con la tuta del McDonald’s. Vedrò come organizzarci su questo punto, va pure” s’alza sculettando di maledetto, troppe donne in ufficio.
Alzo lo sguardo verso l’ora, quasi le cinque del pomeriggio.
“Gabriel, finalmente ti trovo qui” mancava la ciliegina. “Samuel, stavo giusto pensando che devo assumere più personale maschile, ma non sei lo stereotipo di collega ideale” sorride in un sorriso a trentadue denti “qual buon vento, Samuel?” chiedo incrociando le braccia sul petto ed allontanandomi dalla scrivania.
Abbiamo un rapporto di amicizia dai tempi del liceo, chissà come siamo finiti in questa posizione da adulti.
“Ho pubblicato i libri in anteprima che ha passato Giulia nel tardo pomeriggio, direi che ho dato abbastanza. Vecchio mio, hai la faccia di uno che ha passato la notte a fare baldoria”
“Lascia perdere la mia faccia” sfrego gli occhi passando e ripassando sullo stesso punto.
“Te la sei trombata finalmente quella donna, Annie? Ho visto la tua ex Giorgina, sembrava su di giri”
“le ho chiesto di spostare gli appuntamenti del pomeriggio, avevo materiale da sbrigare ed non ho finito o almeno non ho portato avanti i progetti fin dove volevo. Ha dato di matto”
“le hai chiesto se aveva il ciclo? Oppure sono le corna con cui va in giro che le pesano sui lobi temporali”
mi strappa una risata liberatoria “ah guarda, non è affar mio, non so nemmeno cosa voglia fare, le ho suggerito di lasciare le dimissioni, non so quale sarà la sua prossima mossa”.
“Precipitarsi domani per farti un pompino come simbolo di pace” dice in tono solenne.
Gli lancio il pacchetto di Chesterfield “fumati una sigaretta e vedi di frenare le tue fantasie, se ti piace tanto fantasticare su di lei, perché non te la prendi, per come sono cambiate le cose non la riconosco in nulla, si è rifatta il naso ho saputo da voci di corridoio, magari sta aspettando il prossimo assegno di mantenimento per rifarsi anche le tette”.
Samuel accende una sigaretta ed assume un’espressione più seria “seriamente El, ma finisci con le donne più incasinate, quasi quasi ci metto la mano sul fuoco nel dire che te le cerchi. Ogni donna con cui sei stato ha avuto un perché o un come. Il taglio dei capelli, la voce, il modo di vestire, chessò…l’ultima cos’ha di speciale?”
Mi riprendo il pacchetto e sfilo un’altra, prendo tempo prima di rispondere, la porto alle labbra e lascio roteare l’accendino piccolo e nero della BIC tra le dita.
“Cos’ha? I suoi colori. E’ un intrigo, anche stavolta mi lascio soggiogare dai miei impulsi”.
Scoppia a ridere, perdendo la sigaretta che finisce per terra, la riprende passando la punta della scarpa dov’era caduta “si, questa è nuova”.
Qualcuno bussa alla porta, dei tocchi nervosi e ritmati “avanti” urlo dalla mia posizione.
“Sono passata a prendere l’agenda, l’ho lasciata qui stamattina” Giorgia. Ha un vestito delicato, tra il bianco ed il rosa, una serie di bracciali ed anelli abbinati, non l’avevo guardata stamattina, se non altro ha mantenuto il suo gusto nel vestire.
Gli passo l’agenda a bordo della scrivania “ecco, non l’ho aperta”.
“Non ne dubito, se eri impegnato in ufficio bastava dirlo stamani, ci saremo evitati una discussione inutile ed una bugia per nulla” abbozza un mezzo sorriso sotto il naso rifatto del chirurgo, ecco dove ha speso i guadagni dell’ultima pubblicazione.
“Nessuna bugia, avevo da fare” inclino la testa a sinistra, mentre Samuel si piega in un ridicolo modo di nascondere il sorriso.
Giorgia con l’agenda in mano è pronta a lasciare l’ufficio “dalla faccia che hai si capisce che andrai in bianco stasera, ormai conosco bene il mio caro ex marito, cosa dici Samuel? Ho ragione”
“Lei signora, ha ragione da vendere, aggiungo solo che da parte mia sono un ottimo compratore!” fa in tempo a dire prima che Giorgia lasci l’ufficio sbattendo la porta.
“Sei un pagliaccio Samuel” lo riprendo “ma devo dire che in tua presenza lascia perdere la guerra in atto che puntualmente si presenta” 
“Allora nemmeno te le la scopi, quella Annie!” conclude vittorioso. 
Rivolgo lo sguardo allo sfondo del MAC, un paio di occhi scuri mi scrutano, incorniciati da capelli nero corvino, spiccano al centro labbra scarlatte. La smorfia di disappunto mi ricorda le sue parole durante la pausa pranzo in galleria. Come se volesse aggiungere “che ti aspettavi di diverso?”.
“Terra chiama El, eilaaa” chiude di scatto il MAC con la mano libera dalla sigaretta che è diventata un pila di ceneri grigie su se stessa.
“Va bene dai, metto via tutto ed usciamo, hai voglia di una birra?”
Salta su in piedi con il suo fisico asciutto e allenato “Certo vecchio mio, sono qui apposta per farmela offrire, visto lo stipendio da cani che mi passi”
“Ringrazia il cielo che te lo passo piuttosto” metto via alcuni fogli sulla scrivania, chiudo le tapparelle e spengo.
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23 commenti Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    Letto ma è troppo faticoso da leggere con punteggiatura fantasma che non consentono una lettura facile. Mi sono appuntato qualche punto ma ne riparliamo domani. Comunque sarebbe da revisionare sia per la punteggiatura sia per lo stile, alquanto diverso dalla parte V e precedenti.
    Notte e a domani

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    1. Musa ha detto:

      potrebbe essere, mi saprai dire..
      devo dire di essere stanca anche io

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      1. newwhitebear ha detto:

        Adesso sei riposata 😀

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  2. newwhitebear ha detto:

    Riletto tutto, parte V e VI. Ti ho mandato una lunga mail con le miei osservazioni.
    Credo che ci sia da lavorare.
    Dolce notte

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    1. Musa ha detto:

      Ho letto l’email. Mi ritaglio del tempo per fare delle modifiche concrete in questi giorni..le osservazioni sono più che giuste e coerenti! Mi trovo d’accordo..

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      1. newwhitebear ha detto:

        Nessuna fretta. Non è detto che tutte le m ie osservazioni siano corrette. Chi ha in mente la storia sei tu e solo tu puoi giudicare quello che può andare oppure no.

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      2. Musa ha detto:

        Però hanno una logica di fondo

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      3. Musa ha detto:

        ho rivisitato questa parte, dovrebbe andare meglio, ma va sistemato ulteriolmente

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      4. newwhitebear ha detto:

        Disponibile alla lettura?

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      5. Musa ha detto:

        Potrebbe..

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      6. newwhitebear ha detto:

        passo o non passo? Sfoglio il blog oppure no?

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      7. Musa ha detto:

        Sisi.. Sfoglia e poi mi sai dire

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  3. newwhitebear ha detto:

    Decisamente meglio rispetto all’originale. Sì, c’è ancora da lavorare, da limare qualcosa, come il passaggio di Giorgia alla mattina, visto che dici che Gabriel è arrivato alle otto e trenta in ufficio. Visto che dovrai raccordarlo con la quinta parte, io toglierei l’orario mettendo un generico presto. Questo ti rende più facile il raccordo con la quinta parte e può giustificare l’entrata in scena di Giorgia.
    Io rivisiterei il dialogo tra Annie e Gabriel. Lui pare troppo freddo e tagliente, lei troppo remissiva.

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    1. Musa ha detto:

      Vedo se riesco a riguardarlo in serata.. anche a me quelle parti non convincono

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      1. newwhitebear ha detto:

        Non ti preoccupare. leggere e rileggere, correggere e ricorreggere va sempre bene. Pensa che il romanzo che ho pubblicato oltre a eliminare alcuni refusi che mi erano sfuggiti ho riscritto qualche dialogo, tagliato qualcosina e devo solo trovare il tempo per pubblicarlo corretto. Se ti facessi leggere la versione originale, la prima stesura che conservo, e l’ultima c’è la stessa differenza tra il giorno e la notte.

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      2. Musa ha detto:

        mi immagino, effettivamente quando si rilegge c’è sempre qualcosa che non quadra o che ha bisogno di essere sistemato!

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      3. newwhitebear ha detto:

        è un cantiere sempre aperto.

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      4. Musa ha detto:

        andrei per la settima parte, che ne pensa orsobianco?

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