Il sesso dei colori, VII parte

Chiudere la porta d’ufficio mi solleva, cosa strana, visto il mio attaccamento al lavoro. Respiro a pieni polmoni, sentendo la tensione lungo la spina dorsale alleviarsi. Come non succedeva da una vita, qualcos’altro richiama la mia devozione. “Andiamo al solito bar in centro?”. Prendiamo un paio di HEINEKEN, per tutto il tempo è lui a riempire lo spazio di parole e gesti, mi limito ad ascoltare, mentre mando giù la birra a grandi sorsi. Apre le braccia disegnando dei cerchi immaginari tra lui e me, enfatizzando le sue esperienze lavorative all’estero come contabile, dopo un eloquente silenzio da parte mia prende a stuzzicarmi in modo infantile “dici che vuoi andare in balla?” mi ride dietro dopo la terza  “no, non ne ho bisogno. Non siamo più al liceo, vecchio mio”. Facciamo brindisi con le bottiglie che imprecano per l’urto “curiosa la vita, non trovi? Qui come sempre dopo il lavoro, eppure non una sola volta ti ho visto distratto a pensare ad un donna come questa sera”.

“Cosa c’è di curioso? Sono un tipo romantico in fondo, la cosa ti diverte Samuel?”,

“assolutamente sì, un sentimentalista, ho sempre detto”

Attorno a noi uno spazio di calma si crea, i momenti ideali dove parlare è un toccasana “che posso dire? L’amore è quanto c’è di più prossimo alla psicosi, qualcuno mi ha detto”.

Il cielo è sereno, strisce di nuvole grigie su di uno sfondo violaceo, tra il rosa ed il blu. Un tramonto urbano, le luci bianche dei condomini accese accanto a quelle dei negozi, bici e macchine di ritorno. Chi passeggia con il proprio cane sui marciapiedi e altri che si trascinano la propria ventiquattrore. Gruppi di adolescenti in piena voglia di farsi sentire che urlano frasi sconnesse sugli ultimi aggiornamenti di facebook.

“Va” Samuel a chi sta parlando.

“A cosa ti riferisci? La gioventù passata poco fa?”

“A te, va da lei, qui non sei di compagnia”

“Ho solo molte cose a cui pensare, siamo nella norma con me, mi conosci. Giorgia occupa perfino una percentuale di questi, sebbene molto bassa di priorità”

“Era nel tuo ufficio oggi ho visto” butta così la frase

“Eravamo entrambi nel mio ufficio oggi, quando è ritornata a prendere l’agenda”

“Non la tua ex moglie, ma la donna del quadro, precisamente giusto all’entrata dell’editoria”

“Scherzi?!”

“Affatto, pensavo fosse passata dal tuo ufficio, per quello sono arrivato dopo, aspettando che mi dicessi qualcosa, ho tentano perfino di estorcere una confessione”

Rimango perplesso, dal mio sguardo capisce che non l’ho vista. Risale il dubbio che sulle prime strisciava latente  “inaspettatamente calma, la nostra Giorgina nel pomeriggio, non trovi?” Samuel si passa le dita sotto il mento, con sguardo ironico

“Giuro che se centra qualcosa…”

“cosa potresti fare? E’ diventata una guerra psicologica fra donne a questo punto! Sempre più interessante, potresti farne un articolo!”

“Altre idee più brillanti?”

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    Cancellato tutto? Mi ricordo un post più lungo. Versione definitiva o solo un abbozzo?

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    1. Musa ha detto:

      Tutto da rifare..

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      1. newwhitebear ha detto:

        non era un’impressione

        Liked by 1 persona

      2. Musa ha detto:

        È da diversi giorni che non scrivo, mi spiace ammetterlo ma tra impegni vari ho dovuto rimandare la mia pubblicazione per l’11 su caffè letterario. Dovrò farmi perdonare!

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      3. newwhitebear ha detto:

        E sì, dovrai farti perdonare!
        Però se mi avvertivi ti avrei sostituito, come faccio di solito

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      4. Musa ha detto:

        Hai ragione! Mi scuso ancora!

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      5. newwhitebear ha detto:

        e va bene. Scusata.

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