Il sesso dei colori, IX parte

articolo precedente per chi volesse riprendere il filo (vedi sotto il link):

https://musacchioalessandra.wordpress.com/2016/06/01/il-sesso-dei-colori-viii-parte/

Lascia la stanza, i passi risuonano lenti e contenuti. La osservo con la coda dell’occhio rimanendo sulla mia posizione, senza spostarmi o girarmi. Giorgia ha un significato particolare nella mia vita, ma qualcos’altro si è fatto strada. Una persona che non pretende, ma mi possiede con l’attrattiva dei suoi colori. Può essere anche questo il gusto della Vita, lasciarsi andare a qualcosa di non ben definito, ma di un potere attrattivo per noi soltanto.

Accendo i monitor ed apro la finestra, ha smesso di piovere, ma resta il grigiore. Illumino meglio la stanza e spengo la luce al neon. Seduto davanti al PC, cerco le registrazioni della giornata, focalizzo il nastro sulla giornata. Un bel via vai, Giulia che arriva in ritardo e prende il tesserino già timbrato da Luca, di queste furbate sapevo l’esistenza. E poi ecco il punto che m’interessa, verso quell’ora ero in ufficio. Si vede chiaramente il volto di Annie passare l’entrata e prendere le scale per il secondo piano, come avrebbe potuto saperlo?  Torno indietro… fisso l’inquadratura su stamattina all’arrivo di Giorgia, osservo che si ferma davanti l’entrata, dietro di lei un’altra persona.

Annie.

Premo “pausa”, confuso e privo di risposte. Giorgia ed Annie insieme la stessa mattina? Oscillo tra quesiti e dubbi premonitori, potrebbe essere? No, mando avanti la registrazione, sembrano avere una conversazione tranquilla, al punto che si salutano abbracciandosi. Dannato audio, perché non sento nulla! Sbatto via il monitor, ha confuso le idee, invece che schiarirle. Annie era venuta per Giorgia? Non ha senso, Samuel passa con lo sguardo stranito, osservandole, tira dritto verso il suo ufficio in ogni caso. Lei sa di queste telecamere, immaginava che lui avrebbe riferito qualcosa e che avrei approfondito la questione, dove voleva arrivare? Mi riscopro essere più ingenuo di quanto pensassi. Che ruolo avevo in tutto questo. Lascio la stanza alle spalle, un po’ sconfitto e pensieroso, ho ancora in mente di concedere il beneficio del dubbio, ma mi sembra che i fatti parlino chiaramente.

Di ritorno verso casa, lascio la mente libera di divagare, riporto la macchina al parcheggio di casa, cambiando passivamente le marce. Sono passate le nove, il tempo è nemico, una giornata volata e sprecata per una ricerca vana, o quasi.

Percorro il vialetto di casa, sento l’aria frizzante un freddo addosso come non mai. Avverto i sintomi di un’influenza coi fiocchi. Risalgo le scale, non ho controllato lo smarthphone da oggi. Una chiamata “Annie”, strano da lei, richiamo indietro sfiorando lo schermo del samsung, qualcosa avrà da dire. Avverto dal mio piano una vibrazione, poi dei passi, sollevo lo sguardo e chi ti trovo?

Annie.

Ha lo sguardo smarrito, gli occhi pozzi neri. Le vado incontro, dimenticandomi dei vestiti bagnati “cos’è successo?”, non risponde e si nasconde tra le braccia, sospirando “credevo saresti rimasto da lei, stavo per andare”.

“Da lei cosa? Spiegati. Ma prima entriamo, sto gelando”

Tolgo frettolosamente i vestiti, sono tutto un brivido, chi diavolo me l’ha fatto fare, detesto ammalarmi e l’unica cosa con cui vorrei chiudere la giornata e un’intricata spiegazione, sono stanco.

“Puoi scusarmi? Vado in bagno ad asciugarmi”

Ha ancora lo sguardo smarrito, chiude la porta e s’accomoda sul divano “vuoi che prepari qualcosa di caldo?”

“Se ti fa piacere va bene, c’è del the oppure delle bustine di Ciobar nella prima anta vicino al frigorifero, dammi un attimo e arrivo”

Forse più di un attimo, la testa scoppia in turbine di pensieri, vorrei solo staccare la spina. Pretendo troppo. Il malumore ricopre ogni singolo recettore nervoso, temo di stare per scoppiare in una serie di sfoghi personali contro le donne, opto per una doccia calda, Annie potrà aspettare. Forse ne avrà bisogno anche lei. Riordinare le idee, dicono.

Rilasso quanto possibile i muscoli, pensando che ho lasciato i vestiti sparsi per il bagno, non molto decoroso, come non lo è presentarsi sotto la porta di casa di qualcuno che ha passato una giornataccia. Rifletto tra me. Finché non avverto dei passi dietro la porta, no…potrei essere al limite della sopportazione.

“Posso?”

Il tono di voce è calmo, come quella prima volta. Fuori ha ricominciano a piovere, sento il ticchettio della pioggia sui vetri, avrei dovuto chiudere le finestre prima.

Dai rumori immagino che si stia togliendo le scarpe, apro il box della doccia.

“Cosa vorresti, Annie? Non eri tu quella a dire ho una vita malconcia che mi aspetta?”

“Non fare lo stronzo” ribatte

“Vedi di non farmi innervosire più di quanto tu non abbia fatto…”

“Chi? La tua ex moglie”

Continua a spogliarsi, fermo il getto dell’acqua calda. Indeciso se rovinare un momento che non permette fraintendimenti o rivendicare un orgoglio che sento mancare, giusto al momento in cui ormai ha solo l’intimo addosso “che carta stai giocando, Annie? Non hai mai usato il sesso per parlarmi. Sei stata sulle difensiva fin da subito, mi hai perfino mollato uno schiaffo quando mi sono proposto, ed ora sei qui”

“Sì, sono qui”

Ha il tono di voce di prima, sembra avere dalla sua un’aura di calma e decisione che sconvolge, rispetto il mio tormento interiore.

Non si avvicina e non faccio altro per far sì che accada, siamo in attesa di una mossa spontanea o non controllata. Sorprendendo entrambi infilo l’accappatoio e lascio la stanza, non posso. Sebbene lo voglia con tutto me stesso, non posso. Vado a sdraiarmi sul letto, il freddo è intensificato perfino i brividi, sarà difficile prendere pace “bevi almeno qualcosa di caldo” la vedo ai piedi del letto con una tazza fumante, mi ricordo di qualche buona maniera e la lascio fare, si è rimessa i jeans. Bevo qualche sorso da seduto a bordo letto, ho ancora strani vortici di pensieri, inquieto ed incerto. Annie resta sdraiata a pancia in giù, sollevando il piede a mezz’aria, noto delle macchie che virano al violaceo al centro delle spalle, fra le scapole, le stesse se non più estese “Quei lividi? Sono gli stessi di qualche settimana fa”.

Si gira sulla schiena “lascia stare”

“Annie”

Chiude gli occhi “sono una conseguenza dei cicli di chemio, stranamente ho ancora i miei capelli, ma la pelle ne risente in questo senso, dicono sia una dose leggera rispetto ad altre, dovrei riuscire a farcela”

Bevo lunghi sorsi, fino a finire il the. Poggio la tazza sul comodino “grazie” ed ora temporeggio, l’umore altalenante come non mai.

Sento i respiri di Annie farsi più profondi, cosa le provoca questa situazione? Potrei immaginarlo, l’attesa non è il suo forte, ma non direi di lei come di una donna impulsiva. La colgo di sorpresa bloccandola con gli avambracci, il viso ad un millimetro dal suo “non sai quanto vorrei sapere che genere di discorso lega Giorgia e te, ma in questo momento forse abbiamo cose più importanti di cui parlare”

“Dire di sì” fa eco, prima di ribaltare la situazione e ritrovarsi sopra di me “pensavo fossero le tue intenzioni iniziali, Annie”

“Sì lo erano, ma in questo momento ho solo voglia di stare così”

Poggia la testa sul petto e si abbandona, i capelli sparsi che scosto un poco “cosa c’è?”.

Su di un letto sfatto, in accappatoio bianco in contrasto con il nero dei suoi capelli, il rosso vivo sul mio petto a dimostrare il tumulto che mi agitava, le sue macchie sulla schiena, quel violaceo come presagio da cui riguardarsi. Non riuscivo più a collegare i pezzi del puzzle, se per partire tutto sembra chiaro, in questo momento eravamo due pozzi senza fondo. Sarebbe andata bene solo se ci fossimo guardati dalla stessa angolazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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7 thoughts on “Il sesso dei colori, IX parte

  1. Un finale tutto da immaginare. Ma forse non serve. Strano Gabriel, che fa il duro. Strana Annie che fa la tenera. Ancora più strana Giorgia, che fa l’enigmatica.
    Alla fine sul letto sfatto il bianco, il rosso e il nero si mescolano nel sesso dei colori.

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