ero perso, totalmente..

Ero perso, totalmente, come se non ne capissi nulla. L’unica cosa che focalizzavo a mente persa era “agire”, qualsiasi cosa, qualsiasi momento doveva portarmi a trovare un’azione, un movimento, volevo riempire gli attimi fino a soffocarli, possibile? Sentivo addosso i commenti spiacevoli, non c’è la farà mai, chi si crede di essere, ma dove ha la testa? Quasi quasi potevo dirci di averci fatto il callo, ma no…più ne sentivo più fremevo, più mi perdevo. Peggio del gatto che si morde la coda, c’è chi gliela infila fra i denti di proposito. Frugavo tra i giorni in cerca di minuti da riempire, seguendo uno schema fisso e flessibile da lasciarmi senza forze. Perchè. Mi chiedevo, sentivo l’irrefrenabile impulso di non fermarmi, di non smettere, senza pensare a nient’altro. Lavoro, impegni, appuntamenti, ancora lavoro, impegni, appuntamenti. Stavo raggiungendo il limite di sopportazione , fino a quando arrivai ad anticipare programmi di mese in mese, pur di rispettarne la cadenza, con tutto questo.

Non bastava mai.

C’era la critica, c’era l’incomprensione, la distrazione, l’imperfezione. Potevo dirci di averci fatto il callo, ma poi più ne sentivo più mi amareggiavo di non essere la personalità ideale che avevo prefissato, era una lotta perenne tra ciò che volevo essere e ciò che mi dicevano sarei diventato da qui ad un passo, ma nella mia testa non erano passi, ma interi ostacoli. Fantasticavo sul giorno in cui sarei tornato indietro con le mie medaglie al valore tatuate sul petto, frutto di una lunga battaglia contro me stesse e contro il Tempo, generale bastardo. Man mano che passavano i mesi aumentavano le responsabilità, i criteri da rispettare, gli ordini e gli incarichi, soffocavo il tempo ed il Tempo si stava ribellando soffocandomi a mia volta, curioso? Vendicativo. Così al tutto si aggiungeva l’ansia di non arrivare, di non realizzare, di non passare l’ennesimo ostacolo e di cadere nella trappola degli invidiosi e dei “già arrivati”. Fantasticavo su come un giorno sarebbe andato meglio, finché non conclusi che se andava male oggi molto probabilmente non c’erano le basi per un domani più soddisfacente, più ne sentivo più mi amareggiavo di non essere la personalità ideale che aveva prefissato, era una lotta perenne tra ciò che volevo essere e ciò che mi dicevano sarei diventato da qui ad un passo, ma nella mia testa non erano passi, ma ostacoli.

Non potevo fermarmi, ne sentivo “troppe cose, troppe distrazioni, troppo…”, non ero all’altezza di nulla, ne sentivo troppe e ne macinavo sigarette e chilometri

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