un soffitto bianco addosso, rivisitato.

Ne aveva la percezione, ma non così forte, non così forte come quando sbatté senza rendersi conto la portella della macchina. Voleva scaricare la tensione, in cerca di un appiglio. Una via di fuga, scappare da cosa? Qualsiasi cosa gli dava il tormento. I suoni dalla strada accanto, i rumori, la gente che passava, la gelateria di fianco, qualsiasi. I vestiti addosso.  Un paio di occhi guardano dall’interno della vettura “che cosa hai combinato, stavolta?”, una richiesta insistente “che cosa stai facendo?!”. Sta scappando di nuovo, in cerca di un respiro.
Sta soffocando senza niente addosso. Ha le vertigini, paura o adrenalina?
Non riusciva a rispondersi, riprendersi. Cosa sta facendo? Non se ne rendere conto, una fuga, un piano -C- che torna spesso. Come se da un sonno o un incubo si stesse risvegliando, intorpidito.
“Che cosa stai facendo?” una voce lo richiama insistente
“Rispondimi!” aggredisce con il tono
Gli stava stringendo le braccia “rispondi” non faceva male, ma avrebbe voluto, avrebbe voluto la scusa per crollare, avrebbe voluto dare la colpa e liberarsi. Voleva in un certo senso lo portasse al limite della sopportazione, come lui stava facendo con lei.
“Parla!” ha del rancore, dell’implorante nella voce, incrinata da una nota di delusione. Gli stringe il viso con le mani, graffiandogli la nuca con le unghie laccate di rosso.
Quando sarebbe finito quel momento catastrofico. In testa immagini di un’altra vita, come in un film, scene, riprese, inquadrature sbiadite nel tempo, voci che scoppiano nella testa, avrebbe voluto stringerla, stava impazzendo. Che cosa pretende, perché non desiste, ha paura adesso, potrebbe stringere più forte le braccia e lasciare lividi?
“Rispondi!” ancora, ancora quell’ordine, mentre lui ha la voce incrinata, le corde vocali paralizzate.
“A cosa servirebbe? Ne a te ne a me, saperlo, non servirebbe a nulla” prende un respiro profondo che allarga la gabbia toracica dolorosamente. Lei accusa il colpo, non s’aspettava una risposta, perlomeno non così. I suoi occhi lo dicono chiaramente. Prende la parola, con una calma apparente “saperlo, mi aiuterebbe a capire che cosa ti sta succedendo”.
Rientrano, camminano accanto fino all’entrata di casa, un passo indietro “urlerà di nuovo? Mi costringerà a parlare?”.
La testa gli scoppia, sta implorando un rinvio, non adesso, non così, che cosa faccio…
La vidi sdraiarsi a bordo letto, scosse verbali, arrivano dentro all’anima come pugni, cosa stava pretendendo?
Non aveva nulla da dire, tutto era già stato detto.
Si alza di scatto.
“Rispondi!” riparte, con più falsa grinta, non convinta.
Da parte sua stava sprofondando nuovamente, una via di fuga, un appiglio, che cosa poteva fare? Gli sta scavando l’anima come con una coppa di gelato, la mangerà per ogni parte e ne sputerà fuori il contenuto amaro, disgustata.
“si o no?” incalza, falsa grinta che scava in ogni modo.

Gli manca l’aria, vorrebbe vomitare, guarda verso la porta d’ingresso, o d’uscita, nel suo caso. Si sente addosso un peso non stimabile, perché non la smette di chiedere. L’unico interrogativo che riesce a porsi. Deve andarsene è l’unica. La pensa così fino a quando non cede, miseramente, sotto i colpi delle sue parole “finiscila, rispondi”.

“si” stanno cedendo le difese, non così, non adesso. Dentro si sente spaccare come una superficie piana che subisce un terremoto, uno dei peggiori. L’anima in mille e mille più pezzi di vetro.
“Da quanto tempo?” indaga e lo lascia sprofondare nello sconforto, sente di non avere più difese, il mondo attorno ha smesso di girare ed ora è soltanto, sconforto per se stesso, per la situazione in cui si trova, per l’incapacità di poterne parlare liberamente.
“Da tutta una vita” sospira con la voce incrinata, che cosa ne farà di quest’informazione? La userà per fargli del male?
Pensava peggio, qualcosa di orribile, tuttavia di sopportabile.
Silenzio
Dell’acqua nei bicchieri “sete?” ha perso l’orientamento, voleva solo sapere? Ora che sa, che cosa cambierà?
Tregua 
Aveva lo sguardo di chi si sente sconfitta dalle sue stesse domande. Delusione che traspare dagli occhi, non c’era più niente da dire. Abbandonandosi come meglio poteva, opponendo resistenza alla paura “non ti muovere”. Qualcosa dall’interno si spacca nuovamente, di nuovo perso in uno stato di perdizione “non ti muovere”, chiedendosi se fosse questo ciò di cui aveva bisogno, di questi momenti di perdizione. Ha solo voglia di sparire, mentre fissa quel soffitto bianco bloccargli l’orizzonte, i dettagli del lampadario bianco e rosa sporco di vernice, dei raggi oltre la finestra, della sua voce che gli parla accanto “non ti muovere”.
Perchè tutto questo?

Ora che lei sapeva, che ne avrebbe fatto di lui. Se ne sarebbe andata?

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8 commenti Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    una sorta di thriller, di noir ma forse no. Ritmo incalzante, tono sostenuto. Chissà cosa voleva sapere.

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    1. Musa ha detto:

      una verità nascosta, ma sul punto di essere scoperta. Mi chiedo come introdurla, lasciando l’effetto “sorpresa”. Per quello penso di essere ritornata sullo stesso articolo

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      1. newwhitebear ha detto:

        Non si deve cercare a tutti i costi l’effetto sorpresa.

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      2. Musa ha detto:

        così resta in sospeso però..

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      3. newwhitebear ha detto:

        non è detto

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      4. Musa ha detto:

        Non so, lo riprendo su certi punti. Ancora non mi sembra completo

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      5. newwhitebear ha detto:

        lascialo decantare per qualche giorno, prima di riprenderlo.

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      6. Musa ha detto:

        Seguirò il consiglio

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