Il sesso dei colori

Sto osservando un suo ritratto. Mai mi sembrò più bella. E’ un ritratto moderno visto il soggetto e l’abbigliamento che raffigura, immagino che sia su ispirazione di qualche pittore impressionista, una corrente artistica tra il 1860 ed il 1970; per la forte carica di colore utilizzato, si notano i passaggi del pennello, mercati e decisi, in netto rilievo. L’unica luce data da un raggio sfuggevole sullo sfondo.

Capelli nero corvino, occhi scuri, labbra scarlatte, sebbene di persona differisca per qualcosa, chi l’ha dipinto ha saputo cogliere l’essenziale della sua personalità. Intensità. Osserva impassibile ciò che ha davanti, colgo appena una smorfia di disappunto che tanto la distingue quando la incontro nella vita reale e quotidiana.

Passo le dita con la sveltezza e la delicatezza di un ladro sopra quelle labbra increspate. Queste che sembrano tirate in un sorriso trattenuto. Un fuoco latente interiore trapela dagli occhi, mascherato da un’espressione di disappunto.

Una voce femminile coglie di sorpresa alle spalle, seguita da un ticchettio sul pavimento di marmo, risuona per tutto il corridoio.

Mi rendo conto di quanto sia tardi con uno sguardo oltre le grandi finestre del corridoio, sta calando il tramonto e siamo solo noi.

Guardi quel quadro? L’ora di chiusura è passata vorrei dirti” socchiudo gli occhi alla sua voce che mi avvolge lenta e calma, mi rassicura.

Che farà stavolta?

La sottigliezza di una comunicazione non detta, intenzionato a provocare una reazione solo presentandomi nel luogo a cui sembra più legata.

Da diversi mesi aspettavo questo momento. Un momento che ha tutta l’atmosfera della goccia che fa traboccare il vaso. In questi casi avverto come le parole siano inutili allo scopo.

Voglio averla nel mio letto per una notte.

La galleria è chiusa da un pezzo, le luci sono spente, se non per quelle che sorvegliano simili gioie per gli occhi. Sono nella sua galleria d’arte, Annie è la proprietaria. “Stavolta credo che dovrà denunciarmi, signorina Annie” resto nella mia posizione fisica, evito di voltarmi per il momento, verso la sua direzione.

Incerto se dichiararmi o recitare una parte che non m’appartiene. Il ruolo del visitatore assiduo potrebbe venirmi bene oppure potrei fingermi uno smemorato artista che ama quel dipinto a tal punto da esserne affetto, come fosse la sindrome di Stendhal.

Prende lei la parola. Trapela nervosismo nello sforzo di scandire “come mai non lo compra, il prezzo è lo stesso da diversi mesi”.

L’atmosfera si tende come una corda di violino in un assolo, l’aria attorno vibra per l’attesa.

Affondo gli occhi nei suoi “invece del suo quadro, per stanotte, posso avere Lei di persona?” la risposta non tardò ad arrivare, non del tutto scontata, uno schiaffo di cui sento lo schiocco sul viso. 

Risuona per il lungo corridoio.

Un calore si diffonde per il corpo, vergogna? Risentimento, eccitazione? Forse tutto questo. 

“Tornerò domani alla stessa ora, la prego, rifletta sulla mia proposta, ma so già che lo farà” mi guarda in modo, oserei, bestiale “preparati un buon avvocato se non deciderai di lasciar stare questo posto”

La guancia pulsava dolorosamente, pulsava come il resto del corpo. Un prezzo onesto, pensai a quelle labbra, le avevo studiate nel dettaglio. 

Non potevano avermi mentito.

Tornai a casa a piedi, la galleria d’arte distava soli duecento metri dal mio appartamento in città. 

Una città che amo, la riscopro ogni sera al ritorno, nel suo abbraccio di piccola cittadina. 

Cammino a passo sostenuto dalla parte del marciapiede, pochi passanti, qualche balordo, ragazzini in giro a piccoli gruppi, chi solo.

Solo come me?

In questa sera di fine estate, ho diverse emozioni e pensieri da tenere a bada che riesce difficile definirmi un uomo solo. A questa etichetta hanno ben pensato familiari, parenti, vicini di casa. Come mai? Da quando la mia ex moglie prese l’idea che stare con uno come me la faceva sentire solo un’incubatrice dopo essere rimasta incinta di nostro figlio. 

Prese la decisione di andarsene. Lasciando crollare ciò che avevamo costruito.

Le ho augurato che col nuovo compagno invece fosse al contrario “una moglie devota”, chissà com’è poi che i nodi vengano al pettine nei modi più svariati, dal tanto che la tradisce pubblicamente.

Ora che siamo distanti, ma lavoriamo per la nostra editoria, mi chiedo che cosa tenga veramente insieme due persone, credo di non essere più convinto di niente, il pensiero verso ciò che ha rinunciato, dopo un comune accordo, resta sospeso nel limbo dei miei pensieri, talvolta ritorna il pensiero, che sono costretto poi a soffocare o razionalizzare “non potevo costringerla ad agire diversamente”.

Percorro il vialetto di casa, verso l’ingresso, risalgo le due rampe di scale. Entrato lancio sul divano giacca, portafogli e appendo le chiavi, non ho nulla di pronto per cena, faccio il numero e ordino qualcosa al ristorante giapponese in centro, sushi da asporto. Nell’attesa stappo una birra presa dal frigorifero, accendo la tv per guardami una replica della partita di rugby. Grandioso, giocano la Royal Navy britannica e la Marine Nationale francese! Uno scontro che prende il carattere di una battaglia navale.

Sul più bello suonano alla porta, tengo gli occhi sullo schermo intanto che apro, meno male sushi in arrivo!

Arrivo arrivo” dico intanto che apro, allungo la mano per prendere il portafoglio sul divano che mi ricade non appena realizzo chi è davanti all’entrata. Un bel paio di occhi scuri mi guarda “cara, caduta facilmente.

Annie, la denuncia me la fai direttamente a casa, non ho l’avvocato però”.

Ha l’aria smarrita “entra, non mi sembra l’orario per stare fuori così sola” pare rilassarsi, avrà qualcosa da dire se è venuta fino a qui, veloce la mie mente immagina scenari di noi due e di lei in altre posizioni “non ti nascondo che averti qui è quasi un regalo di Natale in anticipo, probabilmente c’è altro” vedo che osserva attorno l’entrata della cucina, senza soffermarsi su qualcosa in particolare, per metterla a proprio agio sposto la giacca sul divano e mi siedo al tavolo al centro della stanza, meglio lasciarle i suoi tempi. Guardo fuori attraverso i vetri della porta finestra, è una serata tranquilla, se non fosse per qualche nuvola sparsa. Mi chiedo a cosa stia pensando lei, restiamo assorti. La cosa che più mi colpisce è il suo andamento, la sua calma, quando invece percepisco un fuoco latente all’interno, i suoi occhi me ne parlano così chiaramente, come non accorgersene. Come non vedere che da qualche tempo il suo corpo sembrava che si stesse rattrappendo.

Cosa avrà da dire? Osservo, mentre lascia vagare lo sguardo per la stanza, percorre qualche passo verso la porta finestra della cucina, fa per aprila ed esce fuori sul balcone. “Voltati” resta ad osservare l’orizzonte, sembra ne sia attratta.

In questo momento è la Donna più intrigante che abbia incontrato, non vorrei rompere quel che sta succedendo dentro di lei, vorrei forzare nulla, ma la curiosità e l’impazienza hanno la meglio “parlami, non startene così, è frustrante ora che sei qui”.

Fa un ampio respiro e noto la magrezza delle clavicole, prende posto dove ho tolto la giacca, si appoggia completamente al divano bianco in finta pelle, sospira ancora “ho il cancro, l’hanno diagnosticato un paio di mesi fa, ancora al primo stadio, sto facendo le chemio a periodi”.

Silenzio.

Se non fosse stato per un altro suono del campanello sarei rimasto in trance. Sarà la cena. Annie è rimane immobile in quella posizione, ha chiuso gli occhi, cosa non vuole vedere, la mia reazione?

Apro la porta e lascio i soldi al ragazzo che passa un sacchetto di carta “sono 25€, signore” glieli porgo, aspettando il resto “grazie, signore, sta bene?” lo osservo stranito, mentre intravede con la coda dell’occhio Annie in quella posizione sul divano “certo, grazie” chiudo di scatto lasciandolo esterrefatto.

Resto sulla soglia, la cena potrebbe aspettare.

Annie, perché me ne parli? Mi conosci appena” non so bene se è una domanda verso lei o verso me stesso. Siedo accanto, cercando di valutare la situazione, intreccio le dita in avanti, non dice altro, nemmeno so bene cosa dire. Scivolano tra i pensieri alcune frasi di circostanza, nessuna è adatta, nessuna m’appartiene.

Mi spiace, non sarei dovuta venire” s’alza e riapre la porta con fare deciso, ha lo sguardo perso, quando decido di fare qualcosa è al cancello esterno, la richiamo dal balcone “Annie” non ascolta, lascio la cucina e la raggiungo istinto “per l’amor del cielo, fermati” si blocca, ho i pensieri in fuga “che diavolo stiamo combinando” mi lascio dire “torna dentro, ne riparliamo” la stringo dolcemente per le spalle “vieni, mi hai colto alla sprovvista, torna indietro, ne riparliamo ora che sei qui non andare”, “non voglio che tu mi riempia delle solite frasi di circostanza, sii almeno come sei sempre apparso, te stesso” fa, decisa come non l’avevo ancora vissuta.

Così surreale la situazione, torniamo indietro per il vialetto, sotto lo sguardo ispettore dei vicini di casa, avranno di che parlare durante la cena, stasera.

Ritorniamo.

Controllo l’appartamento prima di sentirmi al sicuro dopo aver richiuso la porta “non ti facevo così paranoico” dice dalla cucina. Sembriamo più tranquilli “come potresti immaginarmi in qualsiasi modo, non mi conosci”

Accantono il senso di impotenza per le sue precedenti parole.

Il sushi! La raggiungo in cucina, ha disposto su due piatti i diversi tipi di sushi che avevo ordinato. Fortuna che era freddo. Si sforza di sorridere, ma i lineamenti rimangono tesi.

Brutti scherzi gioca il destino.

A cosa pensi?” chiede.

Alla mia ex moglie, un genere di cose che facevo con lei, quando nessuno dei due aveva voglia di preparare o quando eravamo stanchi della giornata o semplicemente dopo…”

Fa un’alzata di sopracciglia aggraziata, non aggiunge altro. D’altronde poco c’è da dire.

Come mai è finita fra voi? Se non sbaglio eravate sposati”, “ti sento informata, letto da qualche parte sul giornale?” fa spallucce “facebook e i miracoli”, “vedo. In ogni caso, ha deciso di abortire del nostro di nostro figlio, un punto di spaccatura incolmabile”.

La partita di rugby continua per conto suo, finiamo la cena assorti nei nostri pensieri. Accompagnati da un buon vino bianco ta tavola, chiedo se abbia voglia di parlarne o se ha bisogno di compagnia. Vista l’ora che cosa proponi?” chiede esitante “opto per un dormi qua”.

Beve un altro sorso di vino bianco dal bicchiere. Per tutto il tempo è rimasta sulla difensiva.

Al quinto bicchiere la testa inizia vacilla, peccato sia la mia. Non vorrei dare il peggio di me proprio adesso, ho bisogno di sdraiarmi, propone di guardare un po’ di televisione sul divano.

Lo trovo confortevole come non succedeva da diverso tempo.

Sorride.

Seguo poco di quello che sceglie, sento qualcosa di morbido, un dolce torpore. Un click che lascia la stanza alla luce delle trasmissioni che stanno dando.

Al risveglio realizzo l’esito della serata guardando i bicchieri sul tavolo, l’orologio in legno di cedro appeso al muro segna le otto e mezzo del mattino, fortuna che posso decidere se andare o meno al lavoro, dalle prime sensazioni so come andrà a finire.

Di Annie non c’è traccia, dove avrà passato la notte, se è rimasta fino al mattino. Una fitta dolorosa stringe il cuore. Ho sfiorato il tragicomico stanotte.

Annie.

Mi alzo dolorante, non passavo una notte sul divano da tempo, vado in direzione del bagno. Do un’occhiata in giro, per essere l’appartamento di un reduce ex marito è nel ordinario, se non fosse per i piatti nel lavandino in acciaio e la gazzetta dello sport sulla penisola. Avevamo scelto insieme i colori per l’ arredamento con la mia ex moglie, tutto doveva accordarsi. Le mattonelle bianche con il beige del tavolo in legno, così come con il lavandino e il piano cottura in marmo.

Torno al presente, la posizione delle sedie mi rimanda ad una conclusione di serata inaspettata, non del tutto negativa. Cosa l’ha spinta a venire fino al mio appartamento, dopo tutto il tempo che avevo passato nella galleria d’arte in centro?

Annie.

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9 commenti Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    nuova versione migliorata del il sesso dei colori, anche se si notano alcune smagliature nella parte centrale. Il tono mi pare quello giusto. Una specie di flashback tra il malinconico e il doloroso ben miscelato da analisi dei sei sentimenti e delle emozioni.

    O.T. Non ho capito questa frase inutile nel contesto e senza significato ‘Un bel paio di occhi scuri mi guarda “cara, caduta facilmente.’
    Ci sono altri punti dubbi

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    1. Musa ha detto:

      Effettivamente ci sono, mi ero ripromessa di farne una versione migliorata, ma (fortuna vuole) ho l’influenza..

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      1. newwhitebear ha detto:

        Perché se tu non avessi l’influenza avresti peggiorato la versione?

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      2. Musa ha detto:

        Proprio perché ho l’influenza lo peggiorerei 😵😵

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      3. newwhitebear ha detto:

        allora guarisci per migliorare la tua salute e il racconto 😀

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      4. Musa ha detto:

        Spero 😵😵

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    2. Musa ha detto:

      Dovrei migliorarla prima di questa domenica, con la prossima pubblicazione

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      1. newwhitebear ha detto:

        allora aspetto la versione migliorata

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