Il sesso dei colori

Preso da questi pensieri noto solo in secondo tempo che la porta è socchiusa. La trovo intenta a sistemarsi i capelli. L’imbarazzo accende di un rosa delicato collo e viso “scusami” faccio per chiudere “esco, è casa tua” osserva. Credo di essermi svegliato con una latente voglia di testare la sua libidine.

Le passo accanto diretto al lavabo. Nel passarle accanto sfioro in modo impercettibile la sua schiena che s’inarca , qualcosa mi suggerisce che posso giocarmi la partita. Apro il rubinetto dell’acqua e sfilo la maglietta della sera prima, ha lasciato addosso tutta una serie di segni rossi, nottataccia in tutti in modi.

Vorrei avere la giusta angolazione per studiare le sue reazioni, resterà al gioco o…? Nessuna reazione, ha accesso il phon. Resto col capo chino “mi passi l’asciugamano?” faccio per prenderlo e le stringo il fianco “ci vuole una doccia, mi spiace essermi addormentato come un sasso”.

Percepisco che a stento si trattiene dal sorridere, il rosa che le aveva colorato il viso si è vivo. Mi tira a se per l’asciugamano. Stringo entrambi i fianchi con più decisione, un calore che si dirama per tutto il corpo “andrà fino in fondo?” sentendomi un ragazzino ai primi approcci per la situazione che si è creata con lei. Ha il corpo esile, allento la presa per la paura di farle male. Finiamo nel box della doccia.  “Scotta” “troppo fredda” fino a quando importa poco e restiamo presi per trovare una posizione e l’apice reciproco.

Soddisfacente come non mai. L’intensità dello sguardo, le labbra, studiate nel dettaglio fino a questo momento. Nel suo totale abbandono assaporavo il fuoco che aveva trattenuto e che si stava offrendo in tutta la sua energia. Mi travolse, in un qualche modo mi atterrì.

Mi hai tolto le forze” sospira in un filo di voce. Esce dal box doccia, stringendosi nel asciugamano abbandonato per terra.

Il ticchettio dell’orologio nel corridoio annuncia mezzogiorno.

Come si chiama, lei?” chiede osservando una boccetta di profumo femminile vicino allo spazzolino.

Giorgia, si chiama Giorgia”

Cerca questo, la vita di un’altra donna? Torno in cucina, apro lo stipite “ti va di mangiare qualcosa?”

Annuisce.

Potremmo uscire fuori a pranzo” risponde dopo un poco, guardando fuori dalla porta finestra e sedendosi al tavolo della cucina “dopo ieri sera pensavo che mi avresti chiesto di andarmene il mattino dopo” le sue parole mi colgono di sorpresa, forse poteva essere così da un certo punto di vista.

Annie, dopo Giorgia non ho voglia di vedere un’altra donna girare per queste stanze, per questi ricordi” lascio vagare lo sguardo sulle pareti di un verde chiaro e sulle tende sfumate sul giallo “puoi capirmi?”. Ogni cosa qui è stata scelta con lei. Col senno di poi mi chiedo che senso abbia avuto tutto questo, non credo di essermene fatto una ragione, in fin dei conti. Forse dovrei cambiare appartamento”.

S’appoggia allo schienale della sedia guardandomi “sicuramente non è una decisione da prendere oggi. Allora, usciamo?”

Saresti stata un ottima compagna” la guardo meravigliato “vado a vestirmi”.

Infilando i primi jeans e la camicia appesa in camera non posso fare a meno di pensare. Siamo pozzi senza fondo, le cose vanno bene se restiamo a guardarci dall’alto, quando inizia la discesa non sai mai se qualcuno ci sarà per riprenderti da te stesso.

Quando ritorno anche lei è pronta. Percepisco le sue paure a pelle, ma voglio lasciar correre.  Le stampo un bacio sulla fronte, potevamo essere una fotografia, una di quelle che ogni tanto riguardi con piacere. 

Usciamo” 

Sembra tutto così normale, chiudere la porta, aprire il garage. Tranquillo e di routine, infondo che male c’era. Illudersi un po’? Poteva diventare la nostra realtà quotidiana. Soppesavo mentre aspettavo che richiudesse la portella dell’auto. 

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