Il sesso dei colori

Lascio vagare i pensieri che si acquattano in un angolo, nel frattempo ho schiacciato la frizione e messo la prima. L’editoria mi aspetta, ma rimane negli occhi il viso di lei. Respiro a fondo. Quale piega avevano preso i miei giorni nell’ultimo periodo? Un insieme di “dovrei”, “farò”, procrastinavo il momento per andarle incontro a dispetto di quanto successe qualche settimana passata. Inevitabile? Non lo so, ancora non è chiaro per quale ragione sia calato un simile silenzio. Un idiota mi inchioda davanti, sfanalo e impreco di tutta risposta “e vattene a fanculo!” sorpassando con una manovra rischiosa per la macchina di fronte. Qualche metro più avanti una postazione di controllo “magnifico!” esubero notando che mi ordinano di fermarmi.
“Patente e libretto, signor..?”
Porgo i documenti, facendo mente locale a quanto potrebbe alzarsi la multa, accettabile, ma sarebbe la stessa somma che pagherei per spaccare la faccia all’altro autista, che sembra sorridermi mentre ci passa davanti. Idiota.
“Gabriel, Gabriel Nesti”
“Ah, l’editore di Racconti Azzurri, niente meno, era di fretta?” aggiunge in mono sarcastico.
“Non me ne voglia agente, mi lasci ciò che deve, dovrei davvero andare…” non è mattina e non sarà giornata.
Vedo che inizia a lavorare con il tablet che ha in mano, respiro ancora a fondo, sembra voglia tirarla per le lunghe.
In attesa guardo intorno, vicino al veicolo delle forze dell’ordine noto un viso conosciuto, provo a guardare meglio, forse si, sembra lui. Di rimando l’altra persona prima appoggiata allo sportello si fa avanti, sembra sì, …ma ha la barba ed una fisionomia diversa, ma chi? Andrea? Non ricordo bene. Finché non ci raggiunge.
“Gabriel, che combini!” esulta con un sorriso a trentadue denti.
“Andrea, quanto tempo per la miseria!” è proprio lui
Andrea, un vecchio compagno di Liceo, ne aveva fatta anche lui di strada “hai preso la divisa alla fine, complimenti” scendo dall’auto, passando oltre il collega dall’espressione stupita ed infastidita.
“Vecchio mio, non si parla d’altro, fai scrivere giornali più tu che il divorzio di Bread e Angiolina!” ci scambiano un abbraccio in ricordo dei vecchi tempi “ah caro, senza figli di mezzo però” mi guarda un poco sorpreso, facendo cenno al suo collega “lascia stare ci penso io” prendendo il tablet in consegna.
L’altro di tutto punto gli riserva uno sguardo torvo, giusto mentre gli suona il telefono “vado a rispondere, vedo che qui sono di troppo” fa prima di allontanarsi e rispondere.
“Allora dimmi, hai dimenticato come si guida?” spegne il tablet, dandomi una pacca sulla spalla “tra le tante cose sì, forse anche quella, dimmi di te, hai realizzato come dicevi vedo…” indicando la divisa blu che indossa “sisi, alla fine mi sono deciso a seguire le orme di mio padre, un po’ per volere suo, un po’ per strano scherzo del destino” restiamo a guardarci “strani scherzi fa, sì”
“Andrea, ci richiamano in centrale!” urla il collega da qualche metro più in là
“Partiamo!”
Penso che una simile svolta non capita sempre, ne approfitto a mia volta per congedarmi “mi ha fatto piacere rivederti, passa da me qualche volta, avremmo di che parlare credo!” stringendogli la mano “certo, verrò in quella polverosa editoria che sta facendo tanto parlare!” ride, ma sento che è in buona fede.
“Va bene allora, alla prossima!” rientro in macchina
“Ciao vecchio mio!”

 

 

 

 

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12 thoughts on “Il sesso dei colori

  1. del tutto diverso da quello che ricordavo. Molto migliorato in ogni punto. Più fluido e incisivo del vecchio. Meglio raccordato col quello che precede.
    Corso di scrittura? 😀
    battute ironiche a parte, decisamente un bel salto di qualità.

    Mi piace

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