Ti va dello scotch ?

immagine tratta liberamente dal web

“Qualcosa da bere?” rientriamo da poco da una cena fuori fra amici, si direbbe che sia il quadro della tranquillità al contrario di lei. Chiudo la porta e accendo il quadro luminoso della sala, qualche angolo rimane in penombra, va quasi bene così.

“Non ho preferenze, basta che aggiungi un paio di cubetti di ghiaccio e andrà bene qualsiasi alcolico” dice sedendosi, allunga entrambe le gambe sul divano, sfilandosi i tacchi bordeaux, il tacco picchietta sul pavimento, prima l’uno e poi l’altro. L’abito da sera prende la piega sull’interno delle cosce.

Verso un paio di bicchieri di scotch “ho come la sensazione che sia il momento di parlare, non trovi. Questa cosa di vivere le situazioni e gli avvenimenti a modo tuo. come se fossi il regista della sceneggiatura, eppure vedo che continui ad andare contro la tua personalità”

Soppesa le parole, mordendosi il labbro “Mi conosci ormai. Ho addosso la terribile sensazione di essere al punto di partenza. Ovunque sia, in qualche modo. Ciò che sono prima o poi ritorna in superficie e distrugge il copione. E’ avvilente in un certo senso, gli sforzi che faccio per essere diversa, nei momenti più critici sono vanificati”.

Allontano dal divano il tavolino in vetro che impreca per l’insulto. Creo giusto lo spazio per me. “Cosa vuoi dire?” chiedo sedendomi ai piedi del divano bianco in finta pelle.  Penso distratto allo spreco di soldi, sfilandomi le scarpe lucide.

Rivolge lo sguardo al soffitto, lo sguardo annoiato “dico che nonostante i buoni propositi, una parte di me riesce a vincerli e qualcosa va perso, qualcosa perdo come fosse inevitabile”

Poggio la testa sulla parte libera, il bicchiere di scotch per terra “la tua parte che non vuoi ascoltare, continui a metterla a tacere. La soffochi. Andando contro corrente più verso te stessa che verso altri” risento la voce nella sala, siamo noi e le nostre parole, i nostri discorsi. Chi ha conosciuto qualcosa di più intimo e riservato?

Beve un lungo sorso di scotch, tossendo un poco.

“Vorrei che seguire me stessa fosse la strada giusta, credo che potrei essere felice. Non sono come te. Sembra la vita ti scivoli addosso, nella tua tranquillità mi ritrovo a guardarti con incredulità misto a stupore. Come una bambina messa davanti ad un trucco di magia che non conosce” si gira sul fianco, mi ritrovo all’altezza della piega del vestito sulle cosce, qualcosa mi distrae.

“Non c’è il trucco. Sono me stesso, sono ciò che voglio essere. Accontentarsi di tutto ciò che passa, essere passivi. E’ la strada giusta se vuoi renderti infelice. Non so quanto tu possa ancora resistere, rendendo infelice te stessa e infastidendo gli altri con il tuo comportamento da sofferente”

“Sei sempre così diretto” disse finendo di bere, nei suoi occhi si leggeva che stava soppesando ogni ultima parola.

 

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