scala reale – nona ed ultima parte

(…)

Ho in mente un posto dove andare prima che cali il tramonto.

___________________________

Sono qui.

Il posto è immobile e sospeso. E’ un ponte chiuso da un paio d’anni circa per ristrutturazione, da questa prospettiva si osserva la città.

Risalgo fino al punto più alto, piazzandomi in mezzo, sento i nervi tirare, vertigini, poco importa, vorrei solo ricordare;

Scatto una foto dal mio smarthphone.

-“la prospettiva da queste parti dicono sia la migliore”-

-“eri tu prima”-

-“si, ti ho seguita”- John

“Stai registrando anche adesso?”

“no, ho chiuso con quella storia” alza le braccia al cielo “se vui puoi controllarmi”

“se avessi voluto rovinarmi, lo avresti già fatto quando potevi”

“puoi immaginarlo, eri un bersaglio” dice, sedendosi al bordo del primo scalino del ponte.

E’ interamente fatto di cementoe di altro materiale, credo acciaio – non molto stabile, ma fa ancora la sua figura, qui, in questo posto.

“la chiavetta?” chiedo “ho provato a chiamarti, sei sparito nel nulla”

“dovevo, la chiavetta l’ho persa, inavvertitamente” fa, guardando verso il basso “com’è alto qui”

“l’hai persa così male da renderla facile da recuperare da altri, sapevi che sarebbero venuti a cercarmi”

“già la coppia, no… non mi sono sfuggiti” mi osserva, ha un nero sogno sotto gli occhi “da quando non dormi?”

“quanto basta”

Restiamo in silenzio “non ti capisco” – nemmeno credo alla frase che ho espresso, ma è così.

Si sdraia completamente lasciando le gambe a penzoloni nel vuoto, sento l’acqua scorrere con impeto sotto di noi “temo tu abbia troppe buone intenzioni, mi ha stupito come tu possa essere cascata tutte le volte con me, lasciandoti guidare, con così tanta ..”

“non c’è bisogno che ultimi la frase” – lo fermo, faccio per alzarmi, ma poi mi sdraio a mia volta, appoggio la schiena su quel materiale grezzo, sento le puntine del cemento passarmi la maglietta ed arrivare alla pelle, altri segni, piccoli, forse rimaranno

-“un amico ha detto che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”-

-“non è sicuro qua”- esprime, poggiando i piedi qualche metro più avanti, tirandosi a sedere -“se volessi ritornare su questa strada, verresti con me?”-

“l’ho già fatto”- aggiungo-“ho passato diverse ore a immaginarmi a letto con te, a sentire il corpo fremere al ricordo, ritornando a farlo con te mentalmente, una e più volte. Ti ho seguito all’inferno”

Resto a guardarlo, bellissimo, sento la morsa del senso di vertigine prendermi dallo stomaco alla testa.

“Pensaci, che faresti?” –

“E’ un altro invito”

“si” – esprime

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https://i0.wp.com/www.trapanigo.com/wp-content/uploads/2017/10/Panoramagiustocontrasto_ponte_Selinunte.jpg

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14 risposte a "scala reale – nona ed ultima parte"

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  1. e così la storia si chiude. Non male fino alla puntata finale che mi ha lasciato un po’ perplesso.
    Cosa farei? Seguirei l’istinto. Niente di razionale ma dubito che John possa essere un valido conduttore.

    O.T. ci sono diversi refusi. Niente di speciale ma ci sono.

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    1. Ciao Lucia, grazie si.. è stata l’idea di un pomeriggio.. ho lasciato ampio spazio al lettore. Di mezzo c’è anche un conflitto di interessi fra due aziende, che non è stato colto, perché Giulia e John sembrano il filo conduttore sotto ogni aspetto. Infine, oltre ciò che avviene la notte raccontata in quell’ albergo ricercato e shabby chic.. Giulia non sta tradendo nessuno, perché dire il contrario?

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      1. Nella quarta parte sembra che le colleghe siano in hotel all’insaputa dei compagni e la domanda che Giulia si pone fa sorgere il dubbio che siano lì per tradirli. Mi ha dato l’idea che fossero tutti lì per incontrarsi con qualcuno. E, per un attimo, ho avuto il dubbio che anche Giulia stesse tradendo qualcuno. Continuando nel racconto però, come ti ho scritto, si capisce che non è così.

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      2. Per le colleghe sì, diciamo che si lascia intendere ciò..ma è un po’ il pensiero che verrebbe nella vita di tutti i giorni. In determinate situazioni.. Giulia fa a sé

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